Trump considera nuovi ordini esecutivi contro la Cina

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 17:23 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta valutando l’emanazione di nuovi ordini esecutivi contro l’industria manifatturiera e l’immigrazione dalla Cina, secondo quanto ha riferito, il 6 luglio, il capo di gabinetto della Casa Bianca, Mark Meadows. 

Secondo l’amministrazione del presidente, una serie di ordini esecutivi potrebbero andare dal risolvere alcuni dei problemi relativi all’immigrazione cinese e alla carenza di posti di lavoro negli Stati Uniti, che si è aggravata a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus. Secondo Meadows, le misure valutate da Trump porterebbero la Cina a trattare con Washington, per ristabilire un equilibrio tra le parti. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli sul contenuto degli ordini esecutivi in questione. Tali misure, se approvate, rischiano di peggiorare i già tesi rapporti tra le due grandi potenze. 

Un esempio, tra gli altri, riguarda la situazione ad Hong Kong. A tale proposito, il 3 luglio, la Cina ha promesso di adottare “tutte le contromisure necessarie” contro gli Stati Uniti, se Washington non ritirerà le sanzioni contro le banche cinesi che intrattengono rapporti commerciali con funzionari coinvolti nell’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. L’avvertimento era arrivato dopo che il Senato degli Stati Uniti aveva approvato all’unanimità il cosiddetto “Hong Kong Autonomy Act”, inviandolo alla Casa Bianca per la firma da parte del presidente, Donald Trump. 

Pechino ha dovuto affrontare una serie di critiche sulla sua decisione di imporre una legge che bandisce “atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con forze straniere” nell’ex colonia britannica di Hong Kong. I manifestanti pro-democrazia della città e numerosi governi stranieri affermano che la legge viola il principio “un Paese, due sistemi” sancito dal trattato sino-britannico del 1984, che garantiva l’autonomia di Hong Kong. I rapporti tra Pechino e Hong Kong sono tesi da oltre un anno. 

Le tensioni internazionali arrivano in un momento di gravi problemi interni per gli Stati Uniti, a seguito dello scoppio della pandemia. L’emergenza nazionale per il coronavirus, negli USA, è stata dichiarata il 13 marzo. Alla metà aprile, quasi il 95% del paese era soggetto a qualche forma di blocco per impedire il diffondersi dei contagi. Le conseguenze economiche sono state, come prevedibile, disastrose. Secondo il Dipartimento del Commercio statunitense, la spesa al consumo, che rappresenta quasi i 2/3 dell’economia del Paese, è diminuita del 7,6%. Le spese nel settore della ristorazione e in quello alberghiero sono diminuite del 70%, mentre la spesa per l’abbigliamento è diminuita di oltre il 40%.

Il dato più drammatico riguarda l’occupazione. Negli ultimi 2 mesi, oltre 33 milioni di cittadini, su una popolazione di 328 milioni, hanno presentato domanda per il sussidio di disoccupazione. Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti ha raggiunto la vetta del 14,7% ad aprile, dal 4,4% di marzo. Si tratta del valore più alto mai registrato dal 1939. Prima della diffusione della pandemia negli Stati Uniti, l’economia doveva crescere del 2%. Nel secondo trimestre del 2020, si stima che il PIL scenderà del 16%, una diminuzione senza precedenti.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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