Pechino mette in guardia Londra su Huawei e Hong Kong

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 17:28 in Cina UK

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L’ambasciatore cinese nel Regno Unito, Liu Xiaoming, ha messo in guardia Londra rispetto alle conseguenze che potrebbe affrontare, se il governo del premier inglese, Boris Johnson, dovesse decidere di trattare la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come un Paese ostile in merito sia alla questione di Hong Kong, sia alla partecipazione di Huawei alla costruzione della rete 5G inglese, durante una conferenza stampa del 6 luglio.

In merito a Huawei, se l’azienda cinese venisse messa al bando da Londra, Liu ha affermato che altre compagnie della RPC potrebbero riconsiderare i loro investimenti nel Regno Unito, affermando che tutte le aziende cinesi stanno valutando con attenzione il modo in cui sarà trattata Huawei. Ciò potrebbe avere un grave impatto economico su Londra, basti pensare che, solamente nei primi otto mesi del 2019, le aziende cinesi avevano investito nel Regno Unito 8,3 miliardi di dollari.

Lo scorso 30 giugno, il premier Johnson aveva dichiarato che le decisioni in merito all’azienda cinese sarebbero state prese con cautela, per proteggere le proprie infrastrutture più importanti da “fornitori statali ostili”. Successivamente, secondo una notizia diffusa dal The Telegraph, il National Cyber Security Centre del Regno Unito avrebbe messo in dubbio la sicurezza delle tecnologie Huawei in seguito alle sanzioni imposte da Washington sull’azienda e, per questo, Londra potrebbe avviare la rimozione delle apparecchiature dell’azienda cinese dalle proprie reti 5G e non solo, entro l’anno.

Nonostante Johnson si sia definito spesso come un “sinofilo”, le sue decisioni su Huawei potrebbero essere influenzate dalle pressioni esercitate dagli USA e da una parte del suo stesso parlamento e partito, i Tory, che hanno minacciato l’“insurrezione parlamentare” se il governo inglese non dovesse adottare un approccio più duro nei confronti di Huawei.

Per quanto riguarda Hong Kong, invece, in seguito all’adozione delle nuova legge sulla sicurezza nazionale da parte del governo centrale della RPC del 30 giugno scorso, il Regno Unito potrebbe avviare percorsi per far ottenere la cittadinanza inglese ai circa 2,9 milioni di British National Overseas (BNO), ovvero tutti quei cittadini di Hong Kong che si sono registrati per tale forma di nazionalità britannica, concessa prima che l’isola venisse ceduta alla RPC da Londra, il primo luglio 1997. Se ciò accadesse, Liu ha affermato che si tratterebbe di una grave interferenza negli affari interni della Cina e di un altrettanto notevole violazione dei principi alla base delle relazioni internazionali.

Londra ha definito la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong una violazione della dichiarazione congiunta sino inglese del 19 dicembre 1984, la quale definì il percorso di ritorno della sovranità cinese sull’ex-colonia inglese e che il Regno Unito considera un trattato vincolante. Secondo la RPC, invece, la gestione di Hong Kong è regolata dalla Basic Law, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per Hong Kong,  e dalla Costituzione cinese. La dichiarazione congiunta sino-britannica stabiliva l’amministrazione dell’isola secondo il modello “un Paese, due sistemi” che l’avrebbe esclusa dalla gestione sulla base del sistema del socialismo cinese per permetterle di proseguire con il suo modello di sviluppo capitalista, almeno fino al 2047. Tale documento è stato fatto rientrare nella Basic Law e, per tanto, Pechino non ne riconosce più lo stato di validità.

Le dichiarazioni dell’ambasciatore cinese a Londra sono avvenute nella stessa giornata in cui, secondo il South China Morning Post, ci si aspetta che il segretario agli Affari Esteri inglese, Dominic Raab, possa svelare sanzioni contro persone ed entità cinesi per violazioni dei diritti umani a Hong Kong,  le quali potrebbero essere indirizzate anche alla stessa governatrice dell’isola, Carrie Lam, se dovesse vincere la linea parlamentare inglese più aggressiva.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

di Redazione

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