Libia: forze straniere nel porto di Sidra, il GNA condanna l’attacco contro al-Watiya

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 9:02 in Africa Libia

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La National Oil Corporation (NOC) ha riferito che “forze straniere” sono entrate a Sidra, uno dei porti principali per l’esportazione di petrolio. Nel frattempo, il governo di Tripoli ha minacciato di rispondere all’attacco contro la base di al-Watiya, condotto tra il 4 e il 5 luglio.

In particolare, è stato il presidente della compagnia petrolifera statale libica NOC, Musatafa Sanalla, a dichiarare, nel corso di un’intervista con un’emittente libica, che “forze straniere”, la cui identità non è stata ancora rivelata, sono entrate nel porto petrolifero di Sidra nel pomeriggio del 5 luglio, e si stavano adoperando per “militarizzarlo”. Sidra è un porto situato a circa 180 km a Est di Sirte e rappresenta uno dei principali centri per le esportazioni di petrolio. Al momento, il porto è sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Nella medesima occasione, Sanalla ha altresì dichiarato che, grazie all’aiuto delle guardie filo-Haftar poste al controllo di giacimenti e strutture petrolifere, i mercenari della cosiddetta Compagnia Wagner, di provenienza russa, sono entrati nel giacimento di al-Sharara, nel Sud-Est della Libia, 25 giorni fa. Questo è considerato il maggiore giacimento del Paese, con una capacità produttiva pari 320.000 barili, occupato, sin dal 19 gennaio scorso, da gruppi affiliati al generale dell’LNA, che hanno bloccato le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”. A detta di NOC, al momento sono in corso negoziazioni che vedono impegnati il governo di Tripoli, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti ed altri attori regionali per provare a sbloccare la situazione.

Nel frattempo, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), si è detto determinato a rispondere all’attacco perpetrato contro al-Watiya tra il 4 e il 5 luglio, quando aerei, presumibilmente stranieri, hanno condotto raid contro la base. A tal proposito, il sottosegretario del Ministero della Difesa, Salah al Namroush, ha dichiarato che vi sono forze straniere, sostenitrici di Haftar, che cercano di minare i progressi raggiunti dalle forze di Tripoli, mentre l’Alto Consiglio di Stato libico ha descritto il bombardamento un tentativo delle forze dell’LNA e dei loro affiliati di ostacolare il processo di costruzione di un vero esercito nazionale libico.

Dal canto suo, un comandante dell’LNA, Khalid al-Mahjoub, ha affermato che sono stati 9 gli obiettivi presi di mira all’interno della base di Al-Watiya, mentre i media locali filo-Haftar hanno riferito che gli aerei miravano alla distruzione di sistemi di difesa aerea turchi. Tuttavia, si è trattato del primo attacco di tal tipo, dopo che la base, definita strategica, è stata recuperata, il 18 maggio, dalle forze di Tripoli. Al-Watiya costituiva una delle principali roccaforti di Haftar nell’Ovest libico e, attualmente, alcuni prevedono che la base possa diventare un “hub per droni” controllato da Ankara, ovvero un centro da cui verranno dispiegati droni armati e per le attività di monitoraggio, con la copertura dei sistemi di difesa turchi. Già al momento della liberazione della base, diversi analisti avevano predetto il futuro ruolo di al-Watiya come base permanente turca, altresì funzionale alle attività di esplorazione nel Mediterraneo.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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