Grecia: primo ministro respinge il monitoraggio dell’UE sui fondi di salvataggio

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 16:38 in Europa Grecia

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Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha dichiarato che non accetterà le rigorose condizioni dell’UE sull’utilizzo dei fondi di salvataggio per il coronavirus, in un’intervista rilasciata al Financial Times il 5 luglio.

“I greci sono maturati molto, e vogliamo fare le nostre riforme”, ha commentato Mitsotakis, riferendosi all’eventuale ritorno di un controllo severo imposto al proprio Paese da parte di funzionari dell’UE, della Banca Centrale europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), come ai tempi della “troika” durante la crisi del debito greco, nel 2009.

Tuttavia, il pacchetto europeo del valore di 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione dell’UE ha generato divisioni tra i membri del blocco, con i “quattro Paesi frugali” del Nord, ovvero Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, i quali sostengono che i prestiti concessi debbano essere restituiti, invece di essere erogati come sovvenzioni alle nazioni più colpite dalla pandemia. In aggiunta, i quattro Stati europei stanno altresì spingendo affinché la cosiddetta “condizionalità” venga applicata a tali aiuti economici, per garantire che questi ultimi siano spesi per migliorare la competitività delle nazioni che ne fanno uso. A riguardo, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha affermato che il denaro messo a disposizione dovrà essere utilizzato per stimolare ulteriormente l’economia di ogni Paese.

Ai fini del controllo, Mitsotakis ha ribadito che una revisione semestrale dei risultati economici effettuata dalla Commissione europea è sufficiente. “Non credo che sia necessaria una condizionalità più rigorosa”, ha reso noto il primo ministro greco, il quale ha altresì aggiunto che ogni Stato membro del Sud dell’UE lo considera “politicamente inaccettabile”. 

I leader dell’Unione si incontreranno di persona il prossimo 17 e 18 luglio per un vertice europeo straordinario, nel tentativo di raggiungere un accordo prima della pausa estiva. Se la proposta della Commissione verrà approvata, la Grecia riceverà 32 miliardi di euro dal fondo di recupero, su un totale di 750 miliardi stanziati.

Parallelamente a tali dichiarazioni, il Ministero delle Finanze di Atene ha rilasciato, il 5 luglio, le stime economiche del Paese per il 2020. Nell’anno finanziario corrente, il bilancio della Grecia è stato sacrificato per il contenimento della recessione e della disoccupazione, e il deficit è stato fissato al 7% del Prodotto Interno Lordo (PIL).

Nello specifico, le nuove misure di sostegno annunciate da Mitsotakis hanno un computo totale di 3,5 miliardi di euro, con un costo fiscale aggiuntivo netto di 2 miliardi di euro. L’aggiunta delle nuove misure comporta l’aumento della somma totale delle risorse utilizzate per fronteggiare le conseguenze del virus sull’economia a circa 14-15 miliardi di euro, che sale a 17 miliardi in termini di impatto di cassa.

Sulla base delle stime revisionate del Ministero delle Finanze, le quali tuttavia sono soggette a continui cambiamenti a seconda dell’andamento delle entrate pubbliche, il 2020 si chiuderà con un disavanzo di oltre il 7%, pari a 14-15 miliardi di euro. Circa i due terzi di tale deficit saranno coperti dall’aumento del debito pubblico di circa 8-10 miliardi di euro rispetto a fine 2019, e dall’utilizzo delle riserve di cassa del Paese di circa 5-7 miliardi di euro.

Qualora tali stime fossero confermate, il che dipenderà principalmente dall’eventualità di una seconda ondata di coronavirus in Grecia, il corrente anno fiscale si chiuderà con un debito pubblico che si aggirerà intorno ai 340 miliardi di euro, mentre il rapporto con il PIL si avvicinerà al 200%.

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Mariela Langone

 

di Redazione

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