Egitto, coronavirus: le critiche ad al-Sisi e gli arresti di medici e giornalisti

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 20:08 in Africa Egitto

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre la pandemia di coronavirus continua a diffondersi nel Paese, le agenzie di sicurezza egiziane stanno cercando di reprimere le critiche sulla gestione della crisi sanitaria da parte del presidente Abdel Fattah al-Sisi. In particolare, secondo il quotidiano The New Arab, che cita i rapporti di vari media locali e internazionali, lEgitto ha inasprito il giro di vite sugli operatori sanitari accusati di opporsi o criticare la linea del governo. Di recente, un medico è stato arrestato dopo aver scritto un articolo sul sistema sanitario egiziano, giudicato fragile e inadeguato; un farmacista è stato licenziato dopo aver pubblicato online un post sulla scarsità di equipaggiamento protettivo; un editore è stato prelevato dalla sua abitazione e interrogato per ore dopo aver messo in discussione i dati ufficiali del governo sui contagi da coronavirus; infine, una dottoressa incinta è stata arrestata dopo che una collega ha usato il suo telefono per denunciare un sospetto caso di Covid-19.

Almeno 10 medici e 6 giornalisti sono stati arrestati da quando il virus ha colpito per la prima volta l’Egitto, a febbraio, secondo i gruppi per la difesa dei diritti umani. Altri operatori sanitari hanno dichiarato di essere stati messi in guardia dagli amministratori locali e minacciati di tacere. Un corrispondente straniero è fuggito dal Paese, temendo l’arresto, mentre altri due sono stati convocati e rimproverati per “violazioni professionali”.

Nel frattempo, le infezioni da coronavirus stanno aumentando nel Paese e minacciano di sopraffare gli ospedali. Nella giornata di lunedì 6 luglio, il Ministero della Salute del Cairo ha registrato 76.253 infezioni, di cui 3.343 morti, il bilancio delle vittime più alto nel Nord Africa.

“Ogni giorno, quando vado a lavorare, metto in pericolo me stesso e tutta la mia famiglia”, ha dichiarato un medico, che opera in prima linea al Cairo, in condizione di anonimato per paura di rappresaglie. “Arrestano i miei colleghi per inviarci un messaggio. Non vedo luce all’orizzonte”, ha aggiunto.

Nelle ultime settimane, le autorità egiziane hanno distribuito materiale medico per prepararsi a curare un numero di pazienti in aumento. I militari hanno allestito ospedali da campo e centri di isolamento con oltre 4.000 posti letto e fornito mascherine gratuitamente alle fermate della metropolitana, nelle piazze e in altri luoghi pubblici. Il governo ha aumentato i test in tutti gli ospedali generali e ha ordinato alle compagnie private di produrre dispositivi di protezione e attrezzature per gli operatori sanitari di prima linea. Al-Sisi ha inoltre approvato bonus per i medici che vanno da 44 a 76 dollari al mese. Il personale sanitario, tuttavia, continua a lanciare allarmi sui social media. Diversi medici affermano che la carenza di materiale li ha costretti ad acquistare mascherine chirurgiche con i loro salari, dentisti e farmacisti lamentano di essere costretti a gestire pazienti sospetti di coronavirus con un equipaggiamento inadeguato, gli specialisti chiedono maggiori posti in terapia intensiva.

La pandemia ha spinto il Sindacato dei medici egiziani, un gruppo non politico formato da professionisti, ad assumere un ruolo fondamentale nella difesa dei diritti degli operatori sanitari in Egitto. A giugno, il sindacato ha rilasciato una lettera al pubblico ministero chiedendo il rilascio di cinque medici detenuti per aver espresso le loro opinioni sulla risposta governativa al virus. In più, anche diversi membri del sindacato sono stati messi in detenzione

In un briefing televisivo, il primo ministro Mustafa Madbouly ha criticato la “negligenza e cattiva gestione” della crisi da parte dei medici, accusati di mettere in pericolo la salute dei cittadini. Gli operatori sanitari, tuttavia, hanno risposto affermando di non essere formati per questo tipo di situazioni, di essere sottopagati, di disporre di risorse insufficienti e di non essere sufficientemente protetti. Finora almeno 117 medici, 39 infermieri e 32 farmacisti sono morti a causa del Covid-19, secondo i dati del sindacato, mentre migliaia sono stati contagiati.

“Questi medici non hanno precedenti di attivismo, sono stati arrestati perché hanno criticato le loro specifiche circostanze professionali”, ha dichiarato Amr Magdi, della ONG Human Rights Watch, confermando gli arresti di 8 medici e 2 farmacisti. La scorsa settimana, il dottor Ahmed Safwat, un medico di terapia intensiva che lavora nel sobborgo di Nasr City, al Cairo, e membro del consiglio esecutivo del sindacato, è stato dichiarato scomparso. Un avvocato in rappresentanza di diversi medici detenuti ha affermato di essere stato messo in detenzione dalle autorità di sicurezza e accusato di attività terroristiche. Il suo ultimo post su Facebook criticava i commenti del primo ministro Madbouly: “Il governo dice che va tutto bene ed è tutto sotto controllo, ma se si entra negli ospedali si trova il contrario”. A marzo, i pubblici ministeri hanno accusato Alaa Shaaban Hamida, 26 anni, di essere “entrata a far parte di un gruppo terroristico” e di aver “abusato dei social media” dopo aver permesso a una collega di chiamare la linea telefonica del Ministero della Salute dal suo telefono invece di riferire i casi di coronavirus ai suoi superiori. Incinta di tre mesi, la donna rimane attualmente in stato di detenzione preventiva.

La soppressione delle critiche in Egitto non è un comportamento insolito, dicono gli analisti, ma il governo è diventato ancora più intransigente mentre la pandemia mette alla prova le sue capacità e ne rallenta l’economia. Sebbene al-Sisi abbia evitato il blocco totale e optato per un coprifuoco notturno, con le frontiere chiuse e i voli sospesi, le entrate del turismo in Egitto sono praticamente scomparse, tra le altre fonti di reddito. A giugno, il Paese ha ottenuto un prestito di 5,2 miliardi di dollari dal Fondo monetario internazionale, in aggiunta a un precedente accordo dal valore di circa 2,8 miliardi.

La scorsa settimana, temendo ulteriori ricadute economiche, il governo ha riaperto gran parte delle attività e ha dato il benvenuto a centinaia di turisti internazionali, ospitati soprattutto nei suoi resort, sebbene le morti giornaliere continuano a superare le 80 persone. Ristoranti e caffè stanno riaprendo con alcune restrizioni e le mascherine sono state rese obbligatorie nei luoghi pubblici.

“A causa della costante attenzione dell’Egitto alla sua immagine di luogo aperto al turismo, agli affari e agli investimenti, le autorità appaiono particolarmente suscettibili alla crisi causata dalla pandemia”, ha affermato Amy Hawthorne, esperta egiziana del Project on Middle East Democracy. “Vogliono proiettare un’immagine che dica che va tutto bene e che il governo ha il totale controllo”.

Quelli che diffondono online “notizie false” sul coronavirus potrebbero rischiare fino a cinque anni di reclusione e multe salate, ha avvertito il procuratore egiziano a maggio. LAlto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, dal canto suo, ha espresso preoccupazione per le sorti dei giornalisti, dopo che 15 persone erano state arrestate per aver trasmesso presunte fake news sulla pandemia. Quattro giornalisti egiziani, che avevano scritto criticando la risposta del governo del Cairo, continuano a rimanere in detenzione, secondo quanto affermato dal Committee to Protect Journalists, che ha etichettato l’Egitto come uno dei peggiori Paesi al mondo per quanto riguarda gli arresti di giornalisti, insieme a Turchia e Cina.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.