Il dialogo tra Serbia e Kosovo riprenderà con la mediazione dell’UE

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 18:54 in Kosovo Serbia

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Il portavoce della Commissione Europea, Peter Stano, ha comunicato, il 6 luglio, che il primo ministro kosovaro, Avdullah Hoti, e il presidente serbo, Alexandar Vucic, si recheranno a Bruxelles il 12 luglio per riprendere i colloqui bilaterali sotto l’egida dell’UE.

La visita riprenderà il “lavoro per raggiungere un accordo completo e giuridicamente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo”, ha spiegato Stano, aggiungendo che i partecipanti discuteranno di “tutte le questioni in sospeso”.

L’evento di alto livello sarà guidato dal capo della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, con la presenza del rappresentante speciale del blocco per il dialogo Kosovo-Serbia, Miroslav Lajcak. 

Sempre il 6 luglio, il Telegraph ha confermato che Vucic incontrerà il presidente francese, Emmanuel Macron, a Parigi, il prossimo 9 luglio, due giorni prima del vertice con il Kosovo. Parallelamente, l’emittente radiofonica Radio Free Europe (RFE) ha comunicato che, prima dell’incontro a Bruxelles, Francia e Germania terranno un vertice in videoconferenza per facilitare il confronto tra i due Paesi, il prossimo 10 luglio, sotto la guida di Macron e dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel. 

Nel quadro di colloqui, il presidente di Belgrado avrebbe dovuto incontrare il suo omologo di Pristina, Hashim Thaci, insieme al premier Hoti, lo scorso 27 giugno a Washington, così come l’inviato statunitense per il dialogo Kosovo-Serbia, Richard Grenell. Tuttavia, dopo che la Corte Penale Internazionale ha accusato Thaci di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, lo scorso 24 giugno, la riunione negli Stati Uniti è stata sospesa.

Il dialogo bilaterale tra Pristina e Belgrado si è bruscamente interrotto dal 21 novembre del 2018, quando il Kosovo ha introdotto dazi del 100% sui beni in arrivo dalla Serbia, in risposta all’ostruzione di Belgrado durante la votazione sull’ingresso di Pristina nell’Interpol, avvenuta il giorno precedente. L’UE ha da allora cercato di mediare tra le parti e di instaurare un dialogo volto alla normalizzazione dei loro rapporti. Durante i tre mesi di mandato dell’ex-premier kosovaro, Albin Kurti, dal 3 febbraio al 3 giugno 2020, tali dazi erano stati rimossi, ma erano state imposte altre restrizioni sul commercio, le quali avevano provocato la severa reazione dell’UE e degli Stati Uniti. 

In sostituzione a Kurti, il nuovo primo ministro di Pristina in carica dallo scorso 3 giugno è Avdullah Hoti, il quale, già il 6 giugno ha annunciato la rimozione delle barriere commerciali sui beni prodotti in Serbia, ponendo così una base per la ripresa del dialogo con Belgrado. 

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999, il quale, a sua volta, aveva fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave. L’azione della NATO aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, che videro l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

Stati Uniti e Unione Europea sono i due maggiori sostenitori dell’indipendenza del Kosovo. Da parte sua, Washington sostiene Pristina sia a livello politico, sia a livello economico e ha promesso che sbloccherà 50 milioni di dollari in aiuti economici che erano stati previsti per il Kosovo ma che erano stati poi sospesi, difronte al rifiuto del governo di sollevare i dazi commerciali. L’UE, invece, ha posto come pre-condizione per l’accesso al suo interno del Kosovo la stipula di un accordo per il reciproco riconoscimento del Paese con la Serbia. Sia Washington sia Bruxelles stanno incoraggiando la creazione di un regime di libero mercato tra i due Stati e la mossa del governo di Hoti è rivolta in tale direzione. Tuttavia, nonostante l’apertura verso la Serbia, in precedenza, il neo premier ha precisato che eventuali negoziati non avranno tra i temi la revisione dei confini del proprio Paese e si è detto contrario a scambi territoriali con la Serbia.

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Mariela Langone

di Redazione

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