Coronavirus, Slovenia: il rischio di una seconda ondata rende essenziale il Relief Fund dell’UE

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 12:21 in Europa Slovenia

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Il rischio di una seconda ondata di coronavirus in Europa rende la rapida approvazione del Relief Fund dell’UE da 750 miliardi di euro cruciale per la ripresa economica dell’Unione, ha affermato il ministro delle Finanze sloveno, Andrej Sircelj, il 6 luglio.

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, e il conseguente impatto negativo sull’economia dovuto alle restrizioni nazionali hanno fatto scivolare l’Unione Europea nella sua peggiore recessione degli ultimi decenni, che persisterà anche nel 2021. Tale situazione, che i 27 membri del blocco, compresa la Slovenia, stanno affrontando, continuerà ad incidere sulle politiche economiche e fiscali, a detta del ministro di Lubiana. 

I segnali di una seconda ondata in Europa e nella regione balcanica in cui si trova la Slovenia stanno spingendo la reintroduzione delle restrizioni di viaggio e del distanziamento sociale. In tale contesto, l’approvazione del fondo di soccorso da parte delle autorità di Bruxelles rappresenta una svolta nei negoziati sul piano di ripresa dell’UE, il quale vedeva contrapposti i Paesi frugali del Nord, quali Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Austria, ai propri partner più colpiti, tra cui Italia, Spagna e Francia.

“È fondamentale per noi che il piano di ripresa dell’UE venga approvato a luglio, in modo che tutti i programmi diventino operativi il prima possibile”, ha dichiarato Sircelj, il quale ha iniziato a ricoprire la sua posizione lo scorso 13 marzo, come parte del nuovo governo del primo ministro Janez Jansa.

Il ministro di Lubiana ha altresì sottolineato la solidarietà come una parte fondamentale dell’accordo, e l’importanza di garantire che “una parte dell’aiuto arrivi in sovvenzioni, non solo prestiti”. La Slovenia, la quale ha adottato l’euro nel 2007, otterrebbe circa 5,1 miliardi di euro nell’ambito dell’attuale proposta.

Le catene di approvvigionamento contaminate dal virus “smorzeranno certamente la ripresa economica a medio termine”, ha riferito Sircelj. “Vedo ancora un recupero a forma di V, ma il percorso verso la risalita non sarà così ripido come avevamo pensato all’inizio, il che significa che l’economia sarà più lenta nel recuperare al punto in cui era prima della crisi”, ha aggiunto il ministro.

Lubiana ha già preso in prestito più di 6 miliardi di euro da gennaio 2020 e, a detta di Sircelj, la propria nazione non ha un bisogno urgente di un’altra emissione obbligazionaria. “In caso di necessità, abbiamo abbastanza spazio nel bilancio per prendere in prestito altri 2 miliardi di euro sui mercati internazionali”, ha evidenziato il ministro. 

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la crescita economica della Slovenia si è attestata al 2,4% nel 2019, rispetto al 4,1% del 2018. Tale rallentamento è stato dovuto principalmente alla scarsa performance dei principali partner commerciali di Lubiana, e al calo della domanda interna. Inoltre, stando alle previsioni aggiornate del FMI dal 14 aprile 2020, a causa della pandemia di coronavirus, la crescita del PIL dovrebbe scendere a -8% nel 2020, per poi salire al 5,4% nel 2021, in seguito alla ripresa economica globale prevista nel post-pandemia.

Per quanto riguarda le finanze pubbliche, il Paese ha registrato un saldo di bilancio del -0,1% nel 2019. Secondo il FMI, il saldo pubblico è stimato a un tasso stabile nei prossimi anni, pari al -0,2% nel 2020 e allo 0% nel 2021. Il rapporto debito-PIL è diminuito nell’ultimo periodo, ed è stato valutato intorno al 67,1% nel 2019, rispetto al 70,4% del 2018. Tale tendenza dovrebbe continuare nei prossimi anni, con un’ulteriore riduzione al 64,5% nel 2020 del 62,2% nel 2021. Parallelamente, nonostante l’inflazione media annuale in Slovenia sia rimasta stabile per diverso tempo, con un tasso dell’1,6% nel 2019, dall’1,7% del 2018, quest’ultima è prevista in calo allo 0,4% nel 2020, per aumentare tuttavia all’1,4% nel 2021.

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Mariela Langone

di Redazione

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