Coronavirus: migranti tagiki e uzbeki bloccati alle frontiere kazake

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 6:07 in Kazakistan Tajikistan Uzbekistan

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Cittadini del Tagikistan e dell’Uzbekistan continuano a recarsi ai confini del Kazakistan con le altre due repubbliche centro-asiatiche, nonostante gli appelli dei ministeri e dei dipartimenti dei tre paesi a evitare assembramenti alle frontiere.

Circa 900 cittadini stranieri sono rimasti bloccati al confine con il Kazakistan, ha dichiarato il vice presidente della regione del Turkestan, nel Kazakistan meridionale, Saken Kalkamanov in un video pubblicato su Facebook.

“Si sono radunati circa 500 cittadini del Tagikistan e 300-400 cittadini dell’Uzbekistan. Dall’inizio della quarantena, abbiamo permesso a circa 800 cittadini tagiki di tornare in patria attraverso il confine” – ha detto il funzionario. Il Kazakistan ha parlato della riuscita creazione di un corridoio di transito per i migranti.

Kalmakanov ha osservato che si tratta di un processo molto complesso, poiché il passaggio di trasporto con i cittadini tagiki deve essere coordinato con l’Uzbekistan.

Il rappresentante delle autorità regionali ha aggiunto che la presidenza della regione di Sarjagash, insieme a volontari e partner commerciali, ha organizzato pasti caldi, una piattaforma speciale per l’alloggio con tende, per proteggere le persone dal sole cocente e l’accesso all’acqua potabile.

Anche durante il soggiorno temporaneo, le condizioni sanitarie sono costantemente monitorare. Circa 20 dipendenti del dipartimento di polizia regionale conducono pattuglie e anche i medici sono in servizio 24 ore su 24 nella residenza temporanea di cittadini stranieri.

Kalmakanov ha aggiunto che le autorità locali sono costantemente in contatto con gli uffici di rappresentanza del Tagikistan e dell’Uzbekistan.

Lo scorso 5 giugno, il ministero degli Esteri tagiko aveva raccomandato ai connazionali di astenersi dal recarsi in Kazakistan e Uzbekistan per tentare di attraversare i confini di questi paesi, in modo da stabilizzare la situazione epidemiologica nella regione.

Con l’avanzare dell’epidemia e la chiusura, parziale o totale di numerose attività, molti emigrati tagiki sono rimasti senza lavoro, decidendo dunque di tornare in patria dalle principali città del Kazakistan dove vivono e lavorano, Nur-Sultan e Almaty. Il blocco dei voli, tuttavia, li costringe a un viaggio via terra, che prevede, inoltre, in alcuni punti l’attraversamento di territorio uzbeko. I confini ufficialmente non sono mai stati chiusi, in maniera da garantire il passaggio delle merci, in particolare quelle di prima necessità, tuttavia i controlli doganali sono stati rafforzati, il che provoca attese di giorni e la creazione di assembramenti alla frontiera.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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