Cipro si aspetta che l’UE imponga sanzioni contro la Turchia

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 15:27 in Cipro Europa

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Il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, ha dichiarato di essere in attesa di sanzioni da parte dell’UE nei confronti della Turchia, il 6 luglio.

In un’intervista con il quotidiano ellenico Ekathimerini, Anastasiades ha sottolineato che i prossimi giorni saranno cruciali in termini di iniziative e azioni concrete intraprese dall’UE e dagli Stati Uniti nei riguardi della Turchia, al fine di prevenire una possibile crisi tra le due nazioni.

Come ribadito dal presidente cipriota, Nicosia opta per la diplomazia, le armi del diritto internazionale e lo status del Paese come membro dell’UE, piuttosto che il rischio di uno “scenario disastroso”. Dal punto di vista di Anastasiades, l’UE “non può rimanere indifferente alle azioni di un Paese che è candidato all’adesione e sono dannose per due Stati membri”, aggiungendo che Cipro rimane allineata alla Grecia, con una cooperazione “eccellente e multi-livello” volta a risolvere con il dialogo eventuali divergenze derivanti dalle attività della Turchia nel Mediterraneo orientale. A tal proposito, il 3 luglio, il ministro degli Esteri di Nicosia, Nicos Christodoulides, si è recato ad Atene per coordinarsi con il suo omologo greco, Nicos Dendias, in vista della discussione sulle relazioni UE-Turchia al Consiglio dei ministri degli Esteri europeo, fissato il prossimo 13 luglio.

Riguardo alla richiesta di Anastasiades, già il 27 febbraio scorso, l’UE ha sanzionato due persone in relazione alle attività di trivellazione non autorizzate della Turchia nel Mediterraneo orientale. Gli individui sono stati considerati responsabili o coinvolti nella pianificazione, direzione e attuazione di esplorazioni di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, non autorizzate dalla Repubblica di Cipro. Le misure restrittive adottate consistono in un divieto di viaggio verso l’UE e in un congelamento dei beni. Inoltre, persone ed entità europee non sono autorizzate a mettere a disposizione fondi per i due individui sanzionati.

Ciò nonostante, alcuni hanno criticato la mossa come troppo “morbida”. Alla domanda se l’aggiunta di più nomi alla lista delle sanzioni potesse essere una soluzione, Anastasiades ha risposto che “è una delle alternative disponibili”.

Le relazioni tra Turchia e Cipro sono caratterizzate da un clima di tensione, soprattutto per quanto riguarda le rivendicazioni di Ankara, ritenute illecite da Nicosia, in merito ai propri diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale, dove, il 3 maggio 2019, il governo turco ha avviato, illecitamente secondo la comunità internazionale, le proprie attività di trivellazione. A detta dei vertici turchi, tali azioni giungono in difesa degli interessi dei turco-ciprioti.

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le acque territoriali di un Paese si estendono per 12 miglia nautiche fino al mare, ma la propria Zona Economica Esclusiva (EEZ), dove lo Stato può rivendicare diritti di pesca, estrazione mineraria e trivellazione, si può estendere di altri 200 miglia. Quando la distanza marittima tra due Paesi è inferiore a 424 miglia, essi devono stabilire una linea di demarcazione concordata tra le rispettive Zone Economiche Esclusive. Tuttavia, la Turchia non ha firmato la Convenzione poiché, a detta di Ankara, il documento concede diritti significativi ai territori insulari, la quale invece rivendica diritti basati sulla propria piattaforma continentale, una prospettiva che limita gravemente i diritti ciprioti.

A esacerbare ulteriormente le tensioni, nella notte tra il 19 e il 20 aprile scorso, è stato un nuovo avviso di navigazione rilasciato dalla Turchia, il quale ha annunciato che una nave da trivellazione di Ankara, la Yavuz, si sarebbe posizionata, dal 20 aprile al 18 luglio, nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della Zona Economica Esclusiva cipriota. La nuova spedizione della nave turca è la sesta dal 3 maggio 2019, data di avvio del programma di esplorazione mineraria nelle acque cipriote da parte della Turchia. Nicosia, dal canto suo, ha ribadito più volte di ritenere che Ankara si stia comportando come “il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”.  

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Mariela Langone

 

di Redazione

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