Camerun: dialogo tra governo e separatisti anglofoni

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 17:01 in Africa Camerun

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Una delegazione del governo del Camerun ha tenuto una serie di colloqui con i principali leader di un gruppo separatista anglofono, segnando il primo vero dialogo dall’inizio del conflitto, risalente al 2017. Julius Ayuk Tabe, che rappresenta uno dei maggiori esponenti del movimento separatista e che sta scontando una condanna all’ergastolo per varie accuse, tra cui quella di “terrorismo”, ha dichiarato, domenica 5 luglio, che l’incontro ha aperto la possibilità di discutere un cessate il fuoco tra le parti. Luomo ha precisato che 9 leader separatisti hanno partecipato ai negoziati, promossi su richiesta delle Nazioni Unite. “Sappiate che continuiamo a impegnarci per il ripristino dell’indipendenza della patria”, ha affermato in una nota Tabe, senza fornire ulteriori dettagli sulla sostanza dei colloqui.

Una fonte di sicurezza, intervistata dal quotidiano al-Jazeera, ha dichiarato che l’incontro segna la disponibilità delle autorità ad aprirsi ai colloqui e riflette la volontà di trovare la pace dopo anni di conflitto in cui nessuna delle parti è riuscita a prevalere sullaltra. “Questa guerra ci ha fatto vedere la resilienza degli anglofoni da un punto di vista ideologico”, ha affermato la fonte, aggiungendo che la pressione internazionale per porre fine al conflitto ha rafforzato limpegno del governo.

Tabe è lautoproclamato presidente dello Stato di Ambazonia, nato il primo ottobre del 2017 grazie allintervento dei separatisti anglofoni, e gli altri leader presenti allincontro sono membri attuali del “governo provvisorio dell’Ambazonia”. Tuttavia, al momento, i 10 ribelli si trovano tutti in una prigione della capitale, Yaoundé, e, da agosto, stanno scontando pene che riguardano vari reati, come quello di “terrorismo”.

Nel 2019, la Svizzera aveva mediato i colloqui tra il governo e alcuni leader separatisti in esilio, ma questi ultimi non erano considerati altrettanto influenti come Tabe e le discussioni non avevano prodotto risultati significativi. Il presidente, Paul Biya, aveva poi tenuto, ad ottobre, un “dialogo nazionale” sul conflitto civile, ma la maggior parte dei gruppi separatisti si era rifiutata di partecipare. A inizio marzo, le Nazioni Unite hanno chiesto un cessate il fuoco per aiutare il Paese ad affrontare la pandemia di coronavirus. L’appello, tuttavia, è rimasto inascoltato e le operazioni militari si sono persino intensificate. L’esercito ha dichiarato di aver ucciso 24 separatisti nel mese di giugno, nel corso di due raid aerei. L’improvviso ammorbidimento e la disponibilità alla negoziazione ha quindi colto di sorpresa molti.

Nella loro dichiarazione congiunta, i leader separatisti hanno affermato che “la pace e l’indipendenza reali e sostenibili sono un prodotto del tavolo delle trattative”. La nota, indirizzata ai seguaci e ai combattenti, ha poi specificato che l’incontro ha rappresentato “una prima procedura verso il rafforzamento della fiducia” e ha sottolineato che la posizione dei leader a favore di un cessate il fuoco negoziato è stata “chiara e inequivocabile” per il governo.

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente. La crisi è iniziata in maniera dirompente nel novembre 2016, quando le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali del Paese hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito camerunense per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. Ilprimo ottobre 2017, i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dell’Ambazonia, conosciuta anche come Camerun britannico del Sud, e hanno creato un governo provvisorio, osteggiato dal presidente Biya. Nonostante alcuni tentativi di mediazione tra il governo e i gruppi secessionisti, la questione è ancora lontana dall’essere effettivamente risolta.

Dopo oltre due anni di conflitto e sotto la pressione della comunità internazionale, il governo di Yaoundé ha deciso, alla fine di settembre, di organizzare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. L’adozione alla Camera del progetto di legge sullo status speciale ha costretto i leader indipendentisti a boicottare l’incontro, ritenuto inadeguato e incapace di soddisfare le reali esigenze della popolazione anglofona. La proposta risulta lontana sia dalle aspirazioni dei più moderati, che puntano al federalismo, sia da quelle degli indipendentisti armati. Tuttavia, ha suscitato in molti la speranza di riuscire a fare un passo in avanti per risolvere la crisi dopo circa due anni di disimpegno. Molte organizzazioni non governative continuano però a sottolineare che i combattimenti nel Paese non sono cessati e che le violenze contro i civili sono ancora diffuse. Il 10 febbraio 2020 si sono tenute nel Paese elezioni parlamentari e comunali, ma il voto è stato segnato da un parziale boicottaggio delle opposizioni e da un clima di profonda tensione dovuto alle violenze separatiste.

Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha causato la morte di oltre 3.000 persone e ha costretto mezzo milione di abitanti a fuggire nelle regioni francofone del Camerun o nella vicina Nigeria. Gli Stati Uniti e i gruppi per i diritti umani hanno accusato il governo di Yaoundè di aver raso al suolo interi villaggi e di aver perpetrato uccisioni mirate nelle regioni anglofone del Paese, ma le autorità hanno sempre negato.

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Chiara Gentili

di Redazione

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