Regno Unito pronto ad espellere Huawei

Pubblicato il 5 luglio 2020 alle 9:05 in Cina UK

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Il quotidiano inglese The Telegraph ha rivelato che il primo ministro inglese, Boris Johnson, potrebbe avviare la progressiva rimozione della tecnologia dell’azienda cinese Huawei dalle reti 5G del Regno Unito entro l’anno corrente. La notizia annunciata il 4 luglio è arrivata in seguito ad una nuova analisi del National Cyber Security Centre del Government Communications Headquarters (GCHQ),il quale ha riconsiderato le valutazioni fornite in precedenza in merito al fatto che i rischi posti dalle tecnologie del colosso cinese potessero essere gestiti in sicurezza.

Secondo il Telegraph, la prossima settimana, il GCHQ presenterà una relazione al primo ministro inglese in cui concluderà che le sanzioni imposte dagli USA su Huawei costringeranno l’azienda cinese ad utilizzare tecnologie non affidabili, in grado di porre rischi incontrollabili. In particolare, le sanzioni di Washington hanno impedito a Huawei di utilizzare tecnologie basate su proprietà intellettuale americana, causando un grande impatto sull’azienda stessa e sui prodotti utilizzati, di conseguenza, ciò ha spinto il GCHQ a rivedere le proprie considerazioni.

I funzionari del governo inglese starebbero quindi elaborando proposte per interrompere entro sei mesi l’istallazione di nuove strumentazioni Huawei nella propria rete 5G e per accelerare la rimozione delle tecnologie già impiegate. Il governo di Londra starebbe inoltre esaminando la diffusione delle strumentazioni Huawei anche in altre infrastrutture, oltre al 5G.

La questione della partecipazione di Huawei alla rete 5G del Regno Unito è una decisione a cui si sono fortemente opposti i membri del partito di Johnson, i Tory, che hanno minacciato l’“insurrezione parlamentare” se il governo inglese non dovesse adottare un approccio più duro nei confronti di Huawei. In particolare, si tratta di un gruppo d’interesse formato da 59 conservatori con a capo Sir Iain Duncan Smith che vogliono una reazione concreta dall’esecutivo di Londra che potrebbe arrivare proprio alla luce della nuova relazione del GCHQ.

Già la prossima settimana, lo stesso segretario alla Cultura, Oliver Dowden, dovrebbe fornire un parere ufficiale al premier inglese basato sulla relazione del GCHQ, in seguito al quale ci si aspetta che Johnson convochi un incontro del Consiglio di Sicurezza Nazionale per definire una nuova strategia entro il mese di luglio.

Da parte sua, un portavoce di Huawei ha dichiarato che Huawei è il fornitore più esaminato al mondo e che la trasparenza senza eguali dell’azienda nel Regno Unito è un segno della propria affidabilità come partecipante al potenziamento dei gigabit nel Regno Unito. Huawei ha invitato il governo inglese a concentrarsi sui fatti e non sulle speculazioni.

Le mosse annunciate dal Telegraph rappresenterebbero un brusco cambiamento rispetto a quanto deciso dallo Stesso Johnson lo scorso 28 gennaio. In tale data, il premier inglese aveva concesso a Huawei un ruolo limitato al 35% nella rete 5G del Regno Unito, sottolineando l’importanza della collaborazione tra “Paesi simili” e della diversificazione del mercato per interrompere il dominio che hanno su di esso di poche aziende. In particolare, Johnson aveva concesso a Huawei la fornitura di kit per la rete periferica, escludendo l’utilizzo delle sue forniture invece nelle parti sensibili della rete e nelle aree vicine a basi militari e a siti nucleari. Tuttavia, già dallo scorso 21 marzo, in seguito ad una forte opposizione parlamentare, Johnson aveva deciso di adottare nuove misure volte a proteggere la tecnologia del Paese, soprattutto in seguito allo scoppio della pandemia di coronavirus.  

Lo scorso 30 giugno, il premier stesso ha poi rivolto un messaggio a Pechino dichiarando la propria intenzione di proteggere le proprie infrastrutture più importanti da “fornitori statali ostili”, esprimendo anche profonda preoccupazione per la nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong.

Le relazioni tra Londra e Pechino si sono inasprite da quando la RPC ha adottato una nuova legge sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong il 30 giugno e che, a detta dei critici tra cui il Regno Unito e gli USA, potrebbe portare all’erosione del modello “un Paese, due sistemi”, concordato per la cessione dell’ex-colonia britannica a Pechino, avvenuta il 1 luglio 1997. In base a tale principio, all’isola erano state garantite ampie libertà e grande autonomia dal governo cinese, alla luce del fatto che negli anni essa si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi, lanciato negli anni Ottanta da Deng Xiaoping.  

L’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, invece, aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale inserendola nella propria Entity List nel 2019, alla luce del suo legame con il governo e l’apparato militare della Repubblica Popolare Cinese (RPC) che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Con tale mossa è stato impedito alle aziende americane di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente l’azienda, la quale aveva risposto a tale mossa definendola basata su insinuazioni e presupposti erronei.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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