L’India sempre più vicina agli USA

Pubblicato il 5 luglio 2020 alle 19:31 in Cina India

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Il South China Morning Post, citando una notizia del The Indian Express, ha rivelato il 5 luglio che il segretario di Stato Americano, Mike Pompeo, ha espresso la vicinanza di Washington a Nuova Delhi per le tensioni crescenti al confine con la Repubblica Popolare Cinese (RPC), durante una telefonata con il ministro degli Affari Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, del 25 giugno. In tale occasione Pompeo avrebbe anche promesso alla controparte la fornitura di intelligence americana sulle attività cinesi al confine con l’India.

Il 4 luglio, poi, il premier indiano Narendra Modi, ha rivolto su Twitter un messaggio di augurio al capo della Casa Bianca, Donald Trump, nel giorno delle celebrazioni dell’indipendenza degli USA, al quale il leader americano ha risposto con un altro Tweet con su scritto: “Grazie amico mio. Gli USA amano l’India”. Quella di Modi sarebbe stata l’ultima dimostrazione sia di avvicinamento a Washington, sia di sfida a Pechino.

Il 3 luglio, il premier indiano ha effettuato una visita a sorpresa nella parte indiana della Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto tra Cina e India e, più precisamente, si è recato nella valle del Galwan dove sono morti 20 soldati indiani, in seguito agli scontri dello scorso 15 giugno tra Cina e India. La visita di Modi è giunta dopo che, lo scorso primo luglio, si è tenuto l’ultimo di tre incontri tra i capi militari di Pechino e Nuova Delhi volti a cercare un’intesa per la smobilitazione militare e la riduzione delle tensioni al confine, ma che, finora, non hanno prodotto risultati concreti ed efficaci.

Lo scorso 29 giugno, Modi aveva lanciato inoltre un segnale di carattere economico a Pechino, mettendo al bando 59 applicazioni cinesi tra cui le popolari e molto utilizzate TikTok, Baidu Maps e WeChat. Il giorno precedente, in un discorso al Paese, dopo aver ricordato la morte dei soldati indiani, il premier aveva annunciato che un’India autosufficiente sarebbe stata “un omaggio ai suoi martiri nel senso più vero e profondo”. Con tale mossa, Modi ha formalizzato il movimento indiano di sabotaggio economico ai danni della Cina, avviato dalla popolazione e che ha colpito soprattutto il settore della tecnologia, nel quale la cooperazione sino-indiana è particolarmente attiva e ha portato grandi benefici ad entrambi.

Le tensioni lungo la LAC si sono riaccese lo scorso 6 maggio, quando si erano verificati iniziali scontri fisici tra le rispettive truppe, a causa di reciproche accuse di penetrazione nel territorio dell’altro. Il 6 giugno successivo si era tenuto un primo incontro tra i comandanti delle forze impegnate nell’area che sembrava aver ristabilito l’ordine, fino ai fatti del 15 giugno. Gli scontri finora avvenuti lungo la LAC sono stati solamente fisici, in osservazione di un trattato firmato dalle due potenze nel 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC, fatta eccezione per le esercitazioni.

L’india e la RPC si sono ripetutamente scambiate accuse di intrusione nei rispettivi territori lungo il confine condiviso, tuttavia casi di scontri armati tra le parti sono sempre stati rari e, quando si sono verificati, hanno confermato la superiorità cinese. Nel 1962 le dispute di frontiera provocarono una breve guerra tra le parti che iniziò il 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

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di Redazione

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