La Germania processa una donna siriana legata all’ISIS

Pubblicato il 5 luglio 2020 alle 6:25 in Europa Germania

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La Germania ha processato una trentenne tedesco-siriana accusata di aver organizzato matrimoni per il gruppo terroristico dell’ISIS, il 3 luglio.

La donna, identificata come Lorin I a causa della legge di Berlino sulla privacy, ha ammesso davanti al tribunale di Celle, nel Nord della Germania, di essersi recata in Siria con il marito nel 2014.

Nello specifico, i capi di accusa sono l’essere membro di una “organizzazione terroristica” e aver violato l’atto di controllo delle armi di guerra della Germania, poiché presumibilmente la coppia era in possesso di due fucili d’assalto e una granata a mano mentre si trovava nel Paese mediorientale.

Tuttavia, durante il processo, l’imputata ha affermato di essersi pentita di tale viaggio, e ha cercato di prendere le distanze dal gruppo armato. A tal proposito, il suo avvocato ha sostenuto che non ci sono prove a sostegno dell’accusa, le quali dimostrano il coinvolgimento diretto della cliente nel reclutamento di donne tedesche da far sposare a combattenti dell’ISIS, aggiungendo inoltre che non esiste alcuna presunta “rete gemella”.

Da parte loro, i procuratori sostengono che l’obiettivo del viaggio in Siria era quello di sostenere l’ISIS, e che la donna apparteneva a una cellula la quale cercava di portare altre donne dalla Germania all’autoproclamato califfato islamico.

Durante il processo, l’accusa ha letto i messaggi di Whatsapp che, apparentemente, attestano la colpevolezza della donna, la quale incoraggiava le altre a unirsi a lei e lodare la vita sotto l’ISIS, e che ora rischia fino a 10 anni di carcere.

Un episodio simile si era già verificato in Germania, lo scorso 21 maggio, quando un’altra donna tedesca, sospettata di essersi unita allo Stato Islamico in Siria, era stata presa in custodia dopo essere stata deportata dalla Turchia. La sospettata, identificata solo come Zeynep G., era stata arrestata all’aeroporto di Francoforte ed era stata portata davanti a un giudice, il 22 maggio, in attesa del processo.

In tale occasione, i pubblici ministeri hanno affermato che la donna aveva lasciato la Germania nel 2014 per recarsi la Siria, dove aveva sposato un combattente ceceno dell’ISIS e si era unita al gruppo terroristico. Successivamente, alcune fonti hanno ricostruito che la sospettata aveva sposato un secondo combattente, stavolta tedesco, in seguito alla morte del primo marito, ucciso in un combattimento nel 2015. 

A tale riguardo, il 26 settembre 2019, il governo di Berlino ha avviato un dibattito in merito all’estensione della missione dell’esercito tedesco per il contrasto allo Stato Islamico in Siria e in Iraq, il quale, tuttavia, subirà una riduzione del proprio contingente. Internamente, ad occuparsi di fronteggiare il terrorismo dal 2004 è il Centro multi-area antiterrorismo, in tedesco Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum (GTAZ), il quale è composto da circa 40 agenzie nazionali di sicurezza, di intelligence e forze dell’ordine. Grazie alle indagini portate avanti dal GTAZ, nel 2017 la Germania ha rimpatriato 36 estremisti, provenienti principalmente dall’Algeria, dalla Bosnia ed Erzegovina e dalla Tunisia. 

Il GTAZ rimane inoltre in allerta per prevenire possibili ulteriori attentati, dopo che la Germania è stata teatro di numerosi attacchi, tra  i quali quello del 19 dicembre 2016 a Berlino, dove un camion guidato dall’attentatore tunisino 24enne, Anis Amri, aveva travolto le persone in un mercatino di Natale, provocando 12 morti. Grazie alle attività del GTAZ in materia di prevenzione, la polizia tedesca aveva annunciato, il 20 giugno 2018, di aver sventato un attacco bio chimico tramite l’arresto a Colonia di un tunisino collegato allo Stato Islamico.  

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Mariela Langone

di Redazione

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