Italia-Libia: avviate modifiche al memorandum d’intesa

Pubblicato il 5 luglio 2020 alle 7:31 in Immigrazione Italia Libia

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Roma e Tripoli hanno tenuto la prima sessione del comitato misto italo-libico per negoziare le modifiche al Memorandum d’intesa del 2017. L’evento, avvenuto venerdì 3 luglio al Viminale, è stato “produttivo” e si è svolto in un contesto caratterizzato da una “buona atmosfera”. Secondo quanto si apprende dall’agenzia di stampa Ansa, il comitato sta elaborando un testo rivisto e, una volta approvate le modifiche, si procederà a una seconda sessione volta alla redazione di un unico testo. All’incontro ha preso parte una delegazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, partita dalla Libia nella mattinata del 3 luglio e accompagnata da un funzionario italiano.

Nel corso della riunione, la delegazione italiana ha confermato l’obiettivo di imprimere una svolta sostanziale alla cooperazione tra Italia e Libia per la gestione dei flussi migratori. “Attraverso il richiamo e il puntuale rispetto delle norme applicabili in materia di diritti umani, un ruolo centrale da riconoscere alle competenti agenzie delle Nazioni Unite e il progressivo superamento del sistema dei centri che ospitano i migranti, vogliamo rafforzare la cooperazione con la Libia e al contempo modificare le basi del nostro rapporto”, si legge nella dichiarazione della delegazione italiana.

Il Memorandum d’intesa fra Italia e Libia era stato firmato il 2 febbraio 2017 nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, al contrasto dell’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere. I firmatari dell’accordo erano stati l’allora presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il premier del GNA, Fayez al-Sarraj. Il documento era stato raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini, ha una durata triennale e si rinnova automaticamente 3 mesi prima della scadenza, in assenza di indicazioni diverse.

Nel frattempo, le autorità libiche hanno consegnato una serie di proposte per la modifica del memorandum durante un incontro, il 24 giugno, tra il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il premier di Tripoli al-Sarraj. Le proposte, a detta dell’agenzia di stampa Ansa, vanno incontro alle richieste avanzate dall’esecutivo italiano al GNA. “In una fase molto delicata della crisi in Libia, Tripoli ha ribadito il ruolo irrinunciabile dell’Italia per la stabilizzazione del Paese. E per dimostrarlo, ha aperto alla modifica del memorandum sui migranti, con l’impegno al rispetto dei diritti umani, in vista di una trattativa che inizierà a luglio”, si legge nella dichiarazione del governo di Tripoli.

A Tripoli, Sarraj ha consegnato a Di Maio la propria proposta. “Ad una prima lettura si va nella giusta direzione, con la volontà della Libia di applicare i diritti umani”, ha spiegato il ministro italiano al suo rientro a Roma. “Tripoli, in particolare, si impegna ad assistere i migranti salvati nelle loro acque e a vigilare sul pieno rispetto delle convenzioni internazionali, attribuendo loro protezione internazionale così come stabilito dalle Nazioni Unite”, ha aggiunto.

La missione di Di Maio a Tripoli è servita a ribadire che l’Italia considera la Libia una “priorità” ed è intenzionata a “difendere i suoi interessi geostrategici”.L’obiettivo è riallacciare un dialogo politico tra le parti in conflitto.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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