Turchia: inizia il processo per la morte di Jamal Khashoggi

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 6:01 in Arabia Saudita Turchia

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Un tribunale turco ha avviato un processo contro 20 cittadini sauditi, accusati di aver preso parte all’omicidio del giornalista, Jamal Khashoggi, presso il consolato di Istanbul. 

Il processo è iniziato presso la Corte principale della provincia di Istanbul, nel distretto di Caglayan, alle 10 ora locale, di venerdì 3 luglio. Khashoggi, un giornalista del Washington Post di 59 anni, è stato ucciso il 2 ottobre 2018, dopo essere entrato nel consolato della città turca per ottenere alcuni documenti necessari a celebrare il suo matrimonio. I funzionari turchi affermano che il corpo dell’uomo è stato smembrato e i suoi resti non sono ancora stati ritrovati.

Tuttavia, i pubblici ministeri turchi hanno incriminato 20 cittadini sauditi per l’uccisione del giornalista. Tra questi, due ex collaboratori del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, erede al trono del Regno. Secondo l’accusa, l’ex vice capo dell’intelligence dell’Arabia Saudita, Ahmed al-Assiri, è accusato di aver creato una squadra e di aver pianificato l’assassinio del giornalista, che era estremamente critico nei confronti del governo saudita. L’ex assistente reale e consulente dei media, Saud al-Qahtani, è accusato di aver guidato l’operazione e di aver dato ordini alla squadra. Gli altri sospettati sono gli ufficiali sauditi che presumibilmente hanno preso parte all’omicidio. I pubblici ministeri turchi hanno già emesso mandati di arresto per tutti gli indagati.

Già a novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi, avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

Inoltre, le autorità giudiziarie dell’Arabia Saudita avevano dichiarato, il 23 dicembre 2019, che 5 persone sono state condannate a morte per l’omicidio del giornalista saudita. “La Corte ha emesso condanne a morte per 5 uomini che hanno preso direttamente parte all’omicidio”, aveva affermato il procuratore saudita, Shalaan al-Shalaa, in una nota resa pubblica il 23 dicembre 2019. Le autorità giudiziarie saudite avevano ricostruito che il vice capo dell’intelligence, Ahmed al-Assiri, aveva supervisionato l’omicidio del editorialista del Washington Post e che tale decisione gli era stata consigliata Saud al-Qahtani, una figura di spicco nel Regno, vicina ai reali sauditi. Nonostante risulti un procedimento anche contro di lui, al-Qahtani è stato indagato ma poi assolto “per insufficienza di prove”. Un altra personalità saudita, indagata come mandante a sua volta, un uomo noto come al-Assiri, è stato indagato, ma poi assolto per gli stessi motivi. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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