Il ministro della Difesa turco si reca in Libia

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 13:07 in Libia Turchia

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Il ministro della Difesa della Turchia, Hulusi Akar, e il suo capo di Stato Maggiore, Yasar Guler, si sono recati a Tripoli per incontrare il presidente e premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, il 3 luglio. Il tema dell’incontro è stato la cooperazione tra Ankara e Tripoli in materia di sicurezza e difesa e, a detta di alcune fonti, avrebbe portato alla firma di un accordo che tutelerebbe gli interessi turchi in Libia. 

Durante la visita, avvenuta due giorni dopo un incontro tra il comandante delle forze navali turche e il capo di Stato Maggiore dell’esercito del GNA, il ministro della Difesa e il capo di Stato Maggiore di Ankara hanno visitato un comando congiunto delle forze militari turche e tripoline. In tale contesto, Akar ha ribadito il sostegno turco alla popolazione libica e il vice ministro della Difesa tripolino, Salah Namrush, ha confermato che la Turchia continuerà ad aiutare il GNA in ambito militare e di sicurezza.  Secondo quanto riferito da alcune fonti ad Al-Arabiya, durante l’incontro sarebbe stato firmato un accordo militare in grado di garantire gli interessi turchi in Libia e di consentire un intervento diretto di Ankara nel Paese nordafricano. In particolare, secondo queste indiscrezioni, l’accordo consentirebbe alla Turchia di istituire una base militare in Libia, garantirebbe alle sue forze armate immunità da qualsiasi azione penale e fornirebbe ai funzionari turchi uno status diplomatico.

Il GNA è il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia ed è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Quest’ultima è il suo principale alleato militare nella guerra contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA), che risponde invece al governo di Tobruk ed è guidato dal generale Khalifa Haftar. Dal gennaio 2020, Ankara ha dispiegato in Libia ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar iniziato il 4 aprile 2019 e respinto definitivamente il 4 giugno dell’anno successivo. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale e vantaggi economici in Libia.

La crescente influenza turca nel Paese è però osteggiata dal governo di Tobruk e dai suoi sostenitori, ossia Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. Al momento, il centro delle tensioni è rappresentato dalla città di Sirte, attualmente sotto il controllo dell’esercito di Tobruk. Da un lato, il GNA si è detto determinato a riconquistare Sirte e la base area di Al-Jufra, dall’altro l’Egitto e la Russia hanno indicato tali luoghi come una “linea rossa” da non superare. In particolare, il 24 giugno, Aguila Saleh, il capo del Parlamento di Tobruk, ha dichiarato che invocherà l’intervento militare egiziano nel caso in cui Sirte, venisse attaccata, come già annunciato dal presidente dell’Egitto stesso, Abdel Fattah Al-Sisi, il 20 giugno scorso.

Il 2 giugno, invece, lo stesso Saleh si è recato a Mosca per parlare della crisi libica e di una sua risoluzione pacifica. A tal proposito, il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, si è detto a favore dell’iniziativa Cairo, proposta da Al-Sisi e Haftar il 6 giugno scorso per una cessazione delle ostilità, che potrebbe funzionare a lato delle decisioni della Conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso. Contestualmente, Lavrov ha annunciato anche la riapertura dell’ambasciata russa a Tripoli, chiusa nell’ottobre 2013 a causa un attacco armato. Per il momento, però, l’incaricato d’affari russo, Jamshed Boltaev, risiederà in Tunisia.

Il sostegno straniero alle parti in lotta nel Paese nordafricano sarebbe proibito dalla Risoluzione Onu 2510, approvata lo scorso 12 febbraio. Con essa, gli Stati membri si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011 ma entrambe le parti in lotta hanno ricevuto forme di sostegno dai propri alleati.

La Libia che dispone delle maggiori riserve di greggio del continente africano è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli o GNA e il governo di Tobruk del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

 

di Redazione

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