Mar Cinese Meridionale: esercitazione RPC,USA inviano portaerei

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 11:15 in Cina USA e Canada

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Due portaerei americane hanno avviato un’operazione nelle acque del Mar Cinese Meridionale, il 4 luglio, mentre è in corso anche un’esercitazione dell’esercito cinese che ha ricevuto forti critiche da Vietnam, Filippine e USA.

La marina americana ha annunciato che le portaerei USS Nimitz e USS Ronald Reagan insieme ad altre 4 navi da guerra hanno avviato operazioni ed esercitazioni militari ad ampio raggio nel Mar Cinese Meridionale, le quali prevedono voli ininterrotti per testare la capacità di tiro dei velivoli con base sulle portaerei. Lo scopo dell’iniziativa statunitense è quello di sostenere la libertà e l’apertura della regione dell’Indo-Pacifico e, a tal proposito, il retro ammiraglio a capo del gruppo d’attacco della Ronald Regan, George Wikoff, ha dichiarato che la principale finalità è quella di mostrare chiaramente l’impegno degli USA per la sicurezza e la stabilità dell’area agli alleati e ai partner locali. Le operazioni americane sembrerebbero essere sia una risposta alle esercitazioni cinesi, sia un messaggio di sostegno alle Filippine e soprattutto al Vietnam, ma Wikoff ha voluto precisare che non si è trattato di una mossa contro Pechino.

Nelle acque del Mar Cinese Meridionale è in corso un’esercitazione militare cinese, la cui durata è prevista dal primo al 5 luglio. Il 27 giugno scorso, dopo aver fornito le coordinate entro le quali stanno avvenendo tali operazioni, la RPC aveva comunicato il divieto a qualsiasi imbarcazione di accedere all’area specificata durante tutti i cinque giorni di esercitazione. La zona in questione interessa le acque che cingono le isole Paracelso, o Xisha, dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC).

A tal proposito, il 2 luglio, il governo di Hanoi ha indirizzato una nota diplomatica a Pechino, in cui ha lamentato la violazione della propria sovranità territoriale, e ha affermato che l’atteggiamento cinese potrebbe inficiare le relazioni della RPC con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), di cui detiene la presidenza di turno. Successivamente, nella stessa giornata, anche il segretario alla Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, ha sostenuto il Vietnam e ha definito le esercitazioni cinesi estremamente provocatorie e inaccettabili. Infine, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione in cui ha additato le esercitazioni cinesi come l’ultimo di una serie di tentativi della RPC per affermare le proprie rivendicazioni marittime illegittime e per arrecare svantaggi ai propri vicini nel Ma Cinese Meridionale, ribadendo la visione americana di un Indo-Pacifico libero e aperto in linea con le leggi e le norme internazionali. Il Dipartimento ha poi rivolto un appello alla RPC affinché riduca la militarizzazione e la coercizione dei Paesi vicini alle acque condivise.

Il 3 luglio, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha risposto alle parole americane ribadendo che le isole Paracelso sono un territorio cinese e che l’esercitazione dell’Esercito Popolare di Liberazione rientra all’interno dell’area di sovranità cinese. Zhao ha dichiarato che sono “Paesi esterni alla regione” la causa dell’instabilità del Mar Cinese Meridionale in quanto giungono da decine di migliaia di chilometri di distanza a condurre attività militari di ampia scala in tali acque.

Già lo scorso 26 giugno Manila e Hanoi avevano dato voce alle proprie preoccupazioni per le crescenti attività della RPC nelle acque del Mar Cinese Meridionale, denunciando la mancanza di sicurezza nella zona e facendo appello alla legge internazionale, durante il summit dei Paesi ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos, Cambogia, Filippine e Vietnam. Difronte alle azioni cinesi, gli Stati dell’ASEAN hanno affermato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982 dovrebbe essere l’unica base per le rivendicazioni di sovranità nel Mar Cinese Meridionale opponendosi in blocco a Pechino, la quale ritiene invece che la propria sovranità derivi da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina. Nella carta, si delimitava con 9 tratti la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

Le tensioni nel Mar Cinese meridionale sono cresciute nel mese di aprile 2020, quando la RPC ha intrapreso quattro azioni percepite come una minaccia, sulla base del principio di sovranità dei 9 tratti. Innanzi tutto, il 3 aprile nei pressi delle isole Paracelso, la Guardia costiera cinese ha affondato un peschereccio vietnamita sostenendo che esso si trovasse all’interno della propria zona di competenza. In secondo luogo, il 15 aprile, la nave da ricognizione cinese Haiyang Dizhi 8 è stata avvistata dapprima nelle acque territoriali vietnamite, e poi, il 17 aprile, in quelle malesi, dove è stata scortata da 10 navi militari della Marina dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) e della Guardia costiera cinesi, mentre osservava la nave perforatrice West Capella che stava eseguendo trivellazioni nell’area per conto di un’azienda malese. In terzo luogo, il 18 aprile, Pechino ha istituito unilateralmente due unità amministrative in due isole facenti parte, rispettivamente, degli arcipelaghi delle Paracelso e delle Spratly che ricadono sotto l’autorità della provincia di Hainan che ha annunciato le esercitazioni militari in corso. Infine, durante il mese di Aprile la Marina del EPL ha eseguito più esercitazioni nelle acque contese con la portaerei Liaoning e l’aviazione.

La RPC e Taiwan rivendicano pressoché in toto l’autorità sulle acque del Mar Cinese Meridionale che sono, tuttavia, contese anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In esse transitano fiorenti rotte commerciali e sono ricche di giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese, essendo i Paesi dell’area in una posizione di netta inferiorità. Le Filippine sono il principale alleato americano in tali acque e ospitano comparti militari americani in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA). Anche Taiwan, nonostante non sia riconosciuta ufficialmente come ROC, è legata da buoni rapporti agli USA che sono il suo principale fornitore d’armi, contrariamente a Pechino che la considera una sua provincia. Malesia e Brunei a loro volta hanno legami sia economici sia militari con Washington.

Infine, il Vietnam ha relazioni strategiche sia con Washington sia con Pechino ma non ha alleanze militari formali con alcun Paese. Nonostante la sua politica estera escluda ancora tale possibilità, tuttavia, nel libro bianco sulla difesa nazionale pubblicato lo scorso 25 novembre, il Vietnam ha stabilito che: “In base a circostanze e condizioni specifiche, il Paese considererà lo sviluppo di necessarie e adeguate relazioni militari e di difesa con altre Nazioni”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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