L’Oman potrebbe chiedere aiuti ai vicini del Golfo, a rischio la sua neutralità

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 7:00 in Medio Oriente Oman

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Il Sultanato dell’Oman ha discusso con gli altri Paesi del Golfo della possibilità di stanziare fondi in suo favore, volti a far fronte alle conseguenze economiche della pandemia di coronavirus.

Secondo quanto riferito altresì da Bloomberg l’11 giugno scorso, la proposta è stata avanzata nel corso di diversi incontri di alto livello che, tuttavia, non hanno ancora portato ad alcun risultato concreto. A detta di esperti di economia, Muscat è caratterizzata da uno dei sistemi economici più vulnerabili al crollo dei prezzi del petrolio tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), vista la fragilità mostrata ancor prima dello scoppio della pandemia. A tal proposito, il debito del Sultanato è stato classificato al livello “spazzatura”.

Allo stesso tempo, la stabilità interna di Muscat svolge un ruolo rilevante all’interno dell’arena geopolitica mediorientale, visto il ruolo omanita di mediatore in diverse questioni sia regionali sia internazionali e la sua posizione geografica, su una delle rotte di navigazione più trafficate al mondo. Di fronte a tale scenario, stando alle dichiarazioni di un funzionario degli Stati Uniti, anch’essi partner dell’Oman, i Paesi del Golfo sono consapevoli della situazione attuale complessa e sono tutti concordi nel non voler vedere il Sultanato affondare economicamente. Anche Washington si è detta disposta a sostenere Muscat, sulla base di un accordo di libero scambio siglato nel 2009 e viste le diverse opportunità disponibili per le società statunitensi.

Secondo Zahabia Saleem Gupta, direttore associato di S&P Global Ratings, i Paesi del GCC aiuterebbero l’Oman per due motivi principali. Da un lato, questi necessitano di prevenire un “contagio” per i propri mercati finanziari. Dall’altro lato, mirano tutti a salvaguardare e promuovere i propri interessi in materia di politica estera. Tuttavia, avvertono gli esperti, un tale sostegno avrà un prezzo, soprattutto per quanto riguarda “l’indipendenza” omanita nelle diverse questioni e dinamiche regionali, che hanno consentito al Paese di rimanere fuori da un intervento in Yemen così come dall’embargo imposto contro il Qatar, il 5 giugno 2017.

Tali nuove dinamiche si andrebbero poi a collocare in un Consiglio di Cooperazione del Golfo che, secondo alcuni, ha perso il “multilateralismo” che lo contraddistingueva prima della crisi del 2017. Pertanto, in una regione sempre più polarizzata, alcuni prevedono che l’interesse personale non tenga più conto dell’unità regionale ed è altresì probabile che i vicini dell’Oman saranno i finanziatori più costosi. In particolare, a detta di alcuni analisti, Paesi quali l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (UAE) potrebbero fornire aiuti economici, ma in cambio di un maggiore sostegno omanita nelle questioni di loro interesse, oppure potrebbero chiedere a Muscat di sfruttare a loro vantaggio le buone relazioni instaurate con Washington. Il Sultanato, dal canto suo, potrebbe accettare di mettere a rischio la propria neutralità e indipendenza pur di ottenere l’assistenza finanziaria di cui necessita.

Il precedente sovrano omanita, il sultano Qaboos bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020 dopo aver regnato nel Paese per 49 anni, è considerato il fautore principale di una politica di non ingerenza ed indipendenza. Il successore, Haitam bin Tariq ha, tuttavia, promesso di proseguire sulla stessa strada. Non da ultimo, l’attuale ministro omanita responsabile per gli Affari Esteri, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, è considerato tra i politici su cui il sultano Qaboos faceva maggiore affidamento nell’ambito delle relazioni internazionali. Pertanto, alcuni osservatori si sono detti ottimisti, affermando che l’Oman continuerà a svolgere un ruolo di mediazione sempre più rilevante e soprattutto fondamentale nell’arena geopolitica del Golfo. Per altri, invece, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di spostare il Sultanato dell’Oman dal “circolo di neutralità”, verso uno schieramento più definito e in contrasto con Teheran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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