Iraq: nuovi attacchi turchi contro il PKK

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 19:32 in Iraq Turchia

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Stanno continuando gli attacchi aerei della Turchia in Iraq contro i militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Il 4 luglio, il Ministero della difesa di Ankara ha dichiarato di aver individuato e distrutto alcuni obiettivi “terroristi” legati al PKK, uccidendo 6 membri collegati all’organizzazione e distruggendo molte loro armi tra le quali lanciarazzi, granate e fucili d’assalto.

L’operazione è stata condotta il 3 luglio da due aerei da combattimento F-16 e ha colpito obiettivi legati sia al PKK, sia alle Unità di Protezione del Popolo curdo (YPG) nelle regioni montuose  irachene di Avasin e Baysan. Dallo scorso 17 giugno, in seguito a 48 ore di bombardamenti contro circa 80 obiettivi del PKK, la Turchia ha lanciato un’offensiva aerea e terrestre detta “Artiglio di tigre”, con l’obiettivo contrastare quelli che Ankara definisce i “terroristi” del PKK, sia all’interno dei propri confini, sia in Iraq, luoghi in cui il Partito ha le sue basi. Con le ultime operazioni annunciate il 4 luglio, il Ministero della Difesa turco ha sottolineato che la missione in Iraq continuerà.

Alla luce di tale quadro, stando a quanto riferito da testimoni locali, dopo aver più volte protestato contro l’iniziativa di Ankara e chiesto il suo ritiro, nella stessa giornata del 3 luglio, Baghdad ha infine deciso di rafforzare la presenza del proprio esercito al confine con la Turchia per evitare che quest’ultima penetri troppo in profondità nel proprio territorio. Il governo di Baghdad aveva già richiamato l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, ben due volte consegnandogli un memorandum di protesta in cui si chiedeva ad Ankara di interrompere l’operazione. Yildiz aveva però replicato che, se Baghdad non avesse agito contro i ribelli, Ankara avrebbe continuato a contrastare il PKK, “ovunque esso si trovasse”.

Lo scorso 26 giugno, in seguito ad uno degli ultimi interventi dell’operazione Artiglio di tigre, inoltre, la presidenza irachena, con a capo Barham Salih, aveva esortato la Turchia a porre fine a tali ripetute operazioni militari in quanto esse violano la sovranità dell’Iraq e il suo spazio aereo e provocano la morte di civili disarmati, che, a oggi hanno raggiunto un totale di 6 persone. A tal proposito, la prima vittima irachena causata dall’operazione turca risale allo scorso 19 giugno ed è avvenuta nel distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, dove Ankara detiene più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995. 

A livello internazionale, invece, gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto Baghdad e hanno accusato la Turchia di aver violato la sovranità irachena conducendo l’offensiva contro il PKK all’interno dei confini nazionali dell’Iraq.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno, ritenuta da Ankara, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, un’organizzazione terroristica. Le YPG, invece, sono anch’esse un’organizzazione curda e sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico, in Siria. Col tempo, la loro espansione in tale Paese si è trasformata in una minaccia per la sicurezza turca, in quanto Ankara tende a definire molte organizzazioni curde come “terroristiche” a causa di legami con il PKK.

Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese coinvolgendo anche i territori montuosi dell’Iraq settentrionale.  La Turchia sostiene che i curdi siano stati responsabili di circa 40.000 morti verificatesi durante gli scontri iniziati più di trenta anni fa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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