Etiopia: per il premier le proteste tentano di provocare una guerra civile

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 7:29 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha dichiarato, venerdì 3 luglio, che le violenze esplose nel Paese nellultima settimana rappresentano un tentativo di istigare una guerra civile, che le autorità sono riuscite efficacemente a sventare. Abiy, parlando durante un incontro con alti funzionari civili e militari nella capitale, Addis Abeba, ha specificato che, finora, negli scontri circa 87 persone hanno perso la vita, tra cui 4 agenti di polizia”. Il premier ha poi sottolineato che i responsabili delle violenze sono stati arrestati grazie allintervento delle forze di sicurezza.

La violenza è scoppiata nel Paese del Corno d’Africa martedì 30 giugno, dopo la morte dell’attivista e cantante etiope Hachalu Hundessa. Luomo era stato ucciso nella sua auto da una raffica di spari, la notte di lunedì 29 giugno. La polizia ha definito lincidente un omicidio mirato. Per vendicare la morte del giovane, violente manifestazioni sono sorte in varie parti del Paese, soprattutto nella regione di Oromia. Hundessa, appartenente alletnia Oromo, era un simbolo dellattivismo antigovernativo e con le sue canzoni aveva spronato ampie proteste che, nellaprile 2018, avevano costretto alle dimissioni lex primo ministro, Haile Mariam Desalegn, aprendo la strada a una transizione democratica. Gli Oromo si lamentano da tempo della lunga esclusione dal potere politico. Negli ultimi mesi, alcuni attivisti che avevano inizialmente sostenuto il cambio di governo e l’insediamento del nuovo premier, Abiy, sono diventati più critici, accusando il primo ministro di non proteggere gli interessi dell’etnia Oromo.

Abiy ha vinto il premio Nobel per la pace del 2019 grazie ai suoi sforzi per cercare di porre fine a una lunga disputa di confine con il suo vicino settentrionale, l’Eritrea. I conflitti interni, tuttavia, si stanno dimostrando più difficili da risolvere e milioni di etiopi rimangono sfollati. Gli analisti avevano avvertito che l’annullamento, a causa del coronavirus, delle elezioni parlamentari programmate per agosto e il malcontento, sempre diffuso nella regione di Oromia, avrebbero portato a nuovi spargimenti di sangue su larga scala. “L’assassinio di un importante musicista Oromo, le successive proteste che hanno coinvolto in alcuni luoghi la distruzione della proprietà e le forze di sicurezza che hanno utilizzato la forza letale e l’arresto nei confronti di diversi attivisti politici hanno creato una situazione pericolosa e rappresentano un altro duro colpo per la difficile transizione dell’Etiopia”, ha affermato William Davison, analista del centro di ricerca International Crisis Group.

Diversi sono stati i tentativi di colpire la classe dirigenteetiope negli ultimi mesi. Il 22 giugno 2019, il Paese aveva subito un tentativo di colpo di Stato a Bahir Dar, capitale dello Stato di Amhara, nel Nord dellEtiopia. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare il capo del governo regionale, Ambachew Mekonnen, che di fatto è rimasto ucciso nel fallito colpo di Stato insieme a un suo consigliere. Oltre a loro, hanno perso la vita anche il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo, e un altro ufficiale in pensione. Il 24 giugno, le autorità di Addis Abeba hanno rivelato che l’organizzatore del golpe, il generale Asamnew Tsige, era stato eliminato dalle forze di sicurezza etiopi. 

In più, il 23 giugno 2018, alcuni aggressori armati avevano detonato una granata durante un comizio presieduto dal premier Abiy per cercare di impedire alla sua amministrazione di governare il Paese. L’episodio si era concluso con 2 morti e con il ferimento di più di 83 persone, ma il primo ministro era riuscito a uscirne illeso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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