Cina promette “contromisure” in risposta alle sanzioni degli USA

Pubblicato il 4 luglio 2020 alle 7:32 in Cina USA e Canada

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La Cina ha promesso di adottare “tutte le contromisure necessarie” contro gli Stati Uniti, se Washington non ritirerà le sanzioni contro le banche cinesi che intrattengono rapporti commerciali con funzionari coinvolti nell’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong.

L’avvertimento è arrivato il 3 luglio, dopo che il Senato degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità il cosiddetto “Hong Kong Autonomy Act”, inviandolo alla Casa Bianca per la firma da parte del presidente, Donald Trump. “Questa decisione degli Stati Uniti rappresenta una grave interferenza negli affari interni della Cina e una violazione del diritto internazionale, nonché delle norme di base che regolano le relazioni internazionali”, ha affermato la Commissione per gli Affari eEteri del Congresso Nazionale cinese. “Se gli USA sono intenzionati a seguire la strada sbagliata, la Cina risponderà risolutamente con tutte le contromisure necessarie”, ha aggiunto.

Pechino ha dovuto affrontare una serie di critiche sulla sua decisione di imporre una legge che bandisce “atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con forze straniere” nell’ex colonia britannica di Hong Kong. I manifestanti pro-democrazia della città e numerosi governi stranieri affermano che la legge viola il principio “un Paese, due sistemi” sancito dal trattato sino-britannico del 1984, che garantiva l’autonomia di Hong Kong. I rapporti tra Pechino e Hong Kong sono tesi da oltre un anno. Il primo luglio del 2019, centinaia di manifestanti avevano preso d’assalto e vandalizzato la sede del Comitato legislativo della città per protestare contro un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione nella Cina continentale. Quelle proteste si sono evolute in richieste di maggiore democrazia e minore influenza di Pechino, paralizzando parti della città e aprendo la strada all’elaborazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale. 

La polizia di Hong Kong ha arrestato circa 200 persone, il primo luglio, durante le prime proteste scoppiate a seguito dell’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale da parte di Pechino. I manifestanti sono scesi in piazza per sfidare la norma, introdotta dalla Cina e approvata ufficialmente il 30 giugno. Migliaia di manifestanti si sono radunati nel centro della città, il primo luglio, in occasione dell’anniversario del ritorno della colonia britannica sotto la sovranità della Cina, avvenuto nel 1997. La polizia, in tenuta antisommossa, ha utilizzato spray al peperoncino e sparato proiettili di gomma mentre effettuava arresti. Intanto, la folla si riversava nelle strade cantando “resistere fino alla fine” e “Indipendenza per Hong Kong”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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