Il secondo referendum della Crimea è un plebiscito per Vladimir Putin

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 6:25 in Russia Ucraina

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Il referendum sugli emendamenti alla Costituzione russa, approvato il 1° luglio con oltre il 77,9% di voti favorevoli e un’affluenza del 65% era considerato in Crimea un “secondo referendum”, dopo quello del 2014 in cui la popolazione della penisola votò per aderire alla Federazione.

I risultati sono stati un plebiscito per Vladimir Putin. In Crimea si è recato alle urne l’81,75% degli aventi diritto, e il Sì ha ottenuto il 90,07%. Nella città federale di Sebastopoli l’affluenza ha superato il 61,8% e i Sì si sono attestati all’84,67%. L’opposizione puntava a percentuali di affluenza inferiori all’80% in Crimea a al 60% a Sebastopoli.

L’alta affluenza e la percentuale di Sì hanno suscitato l’ira di Kiev, che ha dichiarato di non riconoscere il voto. 

La Crimea non ha bisogno che l’ Ucraina riconosca i risultati del voto sulla Costituzione della Russia, ha risposto tramite l’agenzia di stampa  RIA Novosti il primo vicepresidente del parlamento della Crimea Efim Fiks. In precedenza, il ministero degli Esteri ucraino ha chiesto sanzioni contro gli organizzatori del voto sulla penisola, aggiungendo che i risultati “non avranno conseguenze legali e non saranno riconosciuti dall’Ucraina o dalla comunità internazionale”.

“Persino gli esperti internazionali, compresi i membri del Parlamento europeo, hanno confermato che in Crimea si sta svolgendo un voto aperto, democratico e trasparente. Pertanto, i Crimeani non hanno bisogno di alcun riconoscimento da parte dell’Ucraina” – ha affermato Fiks. Secondo lui, la posizione di Kiev riguardo al voto nella regione di Crimea è una “questione personale” delle autorità ucraine, scottate dal sostegno popolare alla riforma, che anche a Sinferopoli interpretano come un referendum sulla popolarità di Vladimir Putin.

“Lasciateli capire da soli cosa vogliono ottenere con il loro riconoscimento o non riconoscimento, non ci interessa”, ha concluso Fiko.

In precedenza, l’eurodeputato francese Thierry Mariani, ex ministro dei trasporti di Nicolas Sarkozy e ora indipendente nelle liste del Rassemblement national di Marine Le Pen, ha affermato che il voto costituzionale in Crimea si svolge a un alto livello democratico organizzativo.

La Crimea è tornata a far parte della Russia (cui appartenne fino al 1954) dopo un referendum tenutosi a marzo 2014, in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica di Crimea e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli hanno votato a favore dell’adesione alla Federazione. L’Ucraina considera ancora la Crimea il suo territorio, ma temporaneamente occupato. La leadership russa ha ripetutamente affermato che i residenti della Crimea democraticamente, in piena conformità con il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, hanno votato per riunirsi con la Russia. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, la questione della Crimea è “completamente chiusa”.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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