Mali: attacchi etnici contro villaggi della regione centrale, 32 morti

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 12:32 in Africa Mali

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Un gruppo di uomini armati non identificati, a bordo di motociclette, ha attaccato alcuni villaggi abitati da membri dell’etnia Dogon, uccidendo almeno 32 persone. Gli aggressori hanno preso di mira 4 aree della regione Mopti, nella parte centrale del Paese, dove decine di massacri etnici e rappresaglie jihadiste si sono succedute negli ultimi anni.

Moulaye Guindo, sindaco del comune di Bankass, ha rilasciato un elenco delle vittime, giovedì 2 luglio, e il bilancio totale risulta, al momento, di circa 32 morti. Altri funzionari della zona hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che gli attacchi potrebbero essere stati eseguiti da militanti jihadisti, che spesso affermano di difendere i pastori Fulani contro i contadini rivali dell’etnia Dogon.

“Molti uomini armati hanno attaccato il villaggio di Gouari, sparando contro le persone. Quindici corpi sono stati sepolti questa mattina. Ci sono anche feriti”, ha dichiarato un funzionario locale, chiedendo l’anonimato per motivi di sicurezza. Le violenze si sono concentrate principalmente in un’area a circa 30 km dal confine con il Burkina Faso.

In Mali, gli scontri etnici hanno causato, nel corso degli anni passati, la morte di migliaia di persone. Il conflitto principale coinvolge cacciatori di etnia Dogon e i mandriani di entia Fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I Fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. Le violenze e gli scontri tra le comunità etniche del Mali si sono intensificate nel 2019. Il 23 marzo 2019, circa 160 Fulani erano stati arsi vivi nelle loro case dopo che alcuni uomini dell’etnia Dogon avevano bruciato il villaggio di Ogossagou, nell’area centrale del Paese.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso il Burkina Faso e il Niger e, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 4.000 persone sono morte nel corso dell’anno passato nei tre Paesi dell’Africa occidentale. Gli sfollati, invece, sono tuttora centinaia di migliaia.

Il Progetto Armed Conflict Location & Event Data (ACLED), una società di consulenza che traccia gli sviluppi delle violenze politiche, ha dichiarato che, nei primi tre mesi del 2020, circa 300 vittime civili sono state registrate nel Paese africano, un aumento del 90% rispetto al trimestre precedente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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