Libia: nuova visita del presidente del Parlamento di Tobruk a Mosca

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 14:26 in Libia Russia

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Il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, si è recato a Mosca, il 2 luglio, per una visita ufficiale volta a discutere della crisi libica.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Wasat, Saleh è stato accompagnato dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del governo provvisorio di Tobruk, Abdul Hadi al-Hawij, anch’egli affiliato all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Da parte russa non è stato rivelato alcun dettaglio sull’incontro. Tuttavia, un consigliere di Saleh, Fathi Al-Meremi, ha riferito che le discussioni hanno riguardato e riguarderanno questioni economiche, militari e diplomatiche inerenti alla Libia. Non da ultimo, verranno esaminate le iniziative di pace, tra cui l’Iniziativa Cairo e quella della Conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso, oltre alla “aggressione turca” e al ruolo di Mosca nello stabilire un equilibrio nel Paese.

Non è la prima volta che i due libici incontrano controparti russe. Una delle ultime visite di al-Hawij a Mosca risale al 16 giugno scorso. In tale occasione, i delegati di Tobruk avevano espresso il proprio sostegno agli sforzi profusi da Mosca per favorire un cessate il fuoco in Libia e promuovere una risoluzione politica al conflitto.

Anche per quanto riguarda la visita intrapresa il 2 luglio, l’obiettivo principale è discutere dei meccanismi volti a risolvere pacificamente la crisi libica. A tal proposito, è stato proprio Aguila Saleh a dirsi a favore della cosiddetta “Iniziativa Cairo”, con cui l’Egitto, il 6 giugno, aveva esortato le parti impegnate nel conflitto a deporre le armi. Non da ultimo, il 24 giugno, Saleh ha annunciato che il popolo libico avrebbe chiesto al Cairo di intervenire militarmente in caso di un assalto contro Sirte, dopo che, il 20 giugno, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi aveva già affermato che il proprio Paese aveva il diritto, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, di avviare un’azione militare in Libia, al fine di proteggere i propri confini.

Tuttavia, la visita del 2 luglio è da collocarsi in un clima sempre più teso nel Paese Nord-africano. A tal proposito, la ministra della Difesa francese, Florence Barley, proprio il 2 luglio, ha evidenziato come vi siano due potenze “non arabe”, ovvero Russia e Turchia, che cercano di imporre la propria volontà in Libia e ciò rischia di trasformare il Paese in una nuova Siria.

Circa il ruolo della Russia nel panorama libico, questa è stata più volte accusata di aver inviato mercenari appartenenti alla compagnia militare privata Wagner. Già nel 2015, secondo diplomatici occidentali, Mosca aveva istituito una base nell’Egitto occidentale per fornire supporto tecnico e attrezzatura di riparazione con maggiore facilità. Nel 2018, sono stati poi inviati consiglieri militari alle forze dell’esercito di Haftar a Bengasi. Non da ultimo, il 18 giugno scorso, il Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM) ha pubblicato foto di aerei russi presso la base di al-Jufra, i quali sarebbero stati inviati per sostenere l’Esercito Nazionale Libico. Il 27 maggio, poi, il Comando ha riferito che 14 MiG-29 e diversi Su-24, di fabbricazione russa, sono giunti nella medesima base, dopo aver dapprima volato dalla Russia alla Siria. Tuttavia, come nel caso dei mercenari, la Russia ha negato un coinvolgimento militare di tal tipo.

Al momento, ciò che sembra essere oggetto di interesse per Mosca, e, allo stesso tempo, di frizione con gli altri contendenti, è la città di Sirte, obiettivo dell’operazione “Sentieri della vittoria”, tuttora in corso, lasciata dalle forze tripoline del Governo di Accordo Nazionale (GNA). Si tratta di una città costiera vicina ai terminal di gas e petrolio della Libia, situata a metà tra Tripoli e Bengasi, motivo che la rende fonte di interesse anche per gli Stati Uniti. Questi ultimi, nel 2016, avevano fornito assistenza alle milizie di Misurata, affiliate al governo di Tripoli, per liberare la città dai gruppi vicini all’ISIS.

Per Mosca, Sirte rappresenta “una linea rossa da non poter oltrepassare”, come riportato dal vice-premier del GNA, Ahmed Maiteeq. Ciò ha fatto temere un intervento militare diretto russo a sostegno del generale Haftar. A tal proposito, alcuni analisti hanno evidenziato come il Parlamento di Tobruk sia un organismo legale, riconosciuto a livello internazionale, ed istituito secondo le disposizioni dell’Accordo di Skhirat, proprio come il GNA e il Consiglio presidenziale. Pertanto, se Saleh chiedesse un intervento diretto di Mosca, si tratterebbe di un’intesa legittima, simile agli accordi siglati da Tripoli e Ankara il 27 novembre 2019 in materia di cooperazione militare e demarcazione delle frontiere marittime.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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