La Giordania ferma sulla propria posizione: no al piano israeliano

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 10:00 in Giordania Israele Palestina

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Il monarca giordano, il re Abdullah II, ha affermato che la posizione del Regno hashemita giordano non è cambiata e non cambierà circa la questione palestinese ed ha nuovamente ribadito il rifiuto di qualsiasi azione unilaterale effettuata da Israele in Cisgiordania. Parallelamente, il ministro degli Esteri giordano, Ayman al-Safadi, ha esortato il Regno Unito ad intervenire per impedire l’annessione.

Il riferimento va al progetto ideato dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che prevede l’annessione a Israele di alcuni territori palestinesi, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, pari a circa il 30% della Cisgiordania. In un primo momento, si prevedeva che le prime operazioni a riguardo sarebbero state effettuate a partire dal primo luglio 2020. Tuttavia, a causa del mancato raggiungimento di un pieno consenso interno e del via libera ufficiale di Washington, si prevede che qualsiasi mossa sarà rinviata.

Nonostante ciò, il sovrano giordano ha ribadito che Amman non ha cambiato la propria idea sul progetto israeliano, il quale, secondo Abdullah II, mina la possibilità di giungere ad una risoluzione pacifica del conflitto israeliano-palestinese e, di conseguenza, ad una stabilità a livello regionale. Dal canto suo, il Regno hashemita continuerà a sostenere gli interessi del popolo palestinese, e, stando a quanto rivelato dal sovrano, sono diversi gli Stati arabi ed europei che collaboreranno con Amman per il medesimo obiettivo.

Parallelamente, il ministro degli Affari Esteri Safadi, nel corso di una conversazione telefonica tenuta il primo luglio con il ministro di Stato britannico per il Medio Oriente e il Nord Africa, James Cleverly, ha sottolineato l’importanza del ruolo britannico nel quadro degli sforzi volti a superare le crisi regionali e ad impedire ad Israele di annettere territori palestinesi. Il fine ultimo, ha precisato il ministro, è giungere ad una pace giusta, basata sulla soluzione a due Stati. Nel corso del vertice telefonico, i due ministri si sono detti disposti a continuare sulla strada del coordinamento e della cooperazione per risolvere le crisi regionali e questioni di mutuo interesse.

Safadi ha poi discusso del piano israeliano anche con il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry, con cui sono state discusse le possibili modalità volte a raggiungere ad una soluzione che rispetti il Diritto internazionale e l’iniziativa di pace araba, proteggendo sia il popolo palestinese sia l’intera regione da eventuali ripercussioni. Non è la prima volta che Safadi mostra la propria opposizione al piano israeliano, considerandolo una chiara violazione del Diritto internazionale che non può passare inosservata, in quanto rischia altresì di creare un regime di apartheid in Palestina. 

Una tale posizione era stata precisata anche dal premier del Regno hashemita, Omar Razzaz, il 21 maggio, secondo cui è probabile che si vada a formare un fronte comune tra gli Stati arabi che si oppongono al piano di annessione, con la speranza che l’intera comunità internazionale si impegni a preservare la pace nella regione mediorientale e nel mondo intero. Come riferito anche dal re Abdullah II, la Giordania teme che il crollo dell’Autorità palestinese possa causare una maggiore ondata di caos ed estremismo in Medio Oriente.

La Giordania è connessa alla questione palestinese, sebbene sia l’unico Paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori.

Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico e, a tal proposito, si è altresì opposto al cosiddetto piano di pace presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, il 28 gennaio 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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