Germania: tra l’autonomia di Hong Kong e accordo UE-Cina

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 15:34 in Cina Europa

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La Germania teme che l’autonomia di Hong Kong venga “erosa” e, a tal proposito, intende affrontare temi come i diritti umani con la Cina durante la sua presidenza dell’UE, iniziata il primo luglio.

È quanto ha dichiarato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il 3 luglio, in un discorso alla Camera alta del parlamento del Bundesrat. “Sulla base di un dialogo aperto, parliamo anche dello Stato di diritto e dei diritti umani, così come del futuro di Hong Kong, dove siamo preoccupati che l’importante principio di un paese, due sistemi’ sia eroso”, ha affermato Merkel. 

Anche il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha ribadito che l’Unione Europea deve “assumere una posizione forte” in merito alla vicenda di Hong Kong. “Quello che sta accadendo lì è estremamente preoccupante perché crediamo che l’autonomia di Hong Kong si stia gradualmente erodendo”, ha sottolineato Maas all’emittente pubblica tedesca ZDF. “Alla fine, le relazioni tra la Cina e l’Unione Europea saranno influenzate”, ha aggiunto il ministro.

Maas ha altresì chiesto al blocco di Stati membri di prendere contromisure nei confronti della Cina. “L’Unione Europea deve prendere rapidamente una posizione forte su questo. Non sono i singoli paesi dell’UE che sono in questione qui. Solo l’Europa nel suo complesso ha il peso necessario”, ha comunicato il ministro.

Parallelamente, Merkel ha delineato le priorità per il semestre di presidenza tedesco dell’UE, durante il quale la cancelliera mira a siglare un accordo commerciale con Pechino. “Per avere relazioni di successo con la Cina e per rappresentare efficacemente i nostri interessi europei, l’Europa deve parlare con una sola voce. Solo insieme i 27 paesi membri dell’UE hanno abbastanza peso per raggiungere accordi ambiziosi con la Cina”, ha evidenziato il capo di Stato. 

L’Unione Europea ha avviato dei negoziati su un accordo di investimenti con la Cina nel 2014, volto a migliorare le condizioni di accesso al mercato di Pechino per le imprese europee, al di là degli impegni assunti dalla Cina nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’obiettivo principale dell’UE è di promuovere l’accesso di investitori europei al mercato cinese, in particolare eliminando le restrizioni quantitative, i limiti di capitale o i requisiti per le joint venture. 

L’accordo dovrebbe inoltre garantire che le società europee siano in concorrenza su un piano di parità quando operano in Cina, rispetto alle società di Pechino e di Paesi terzi. A tal fine, l’UE cerca di ottenere un trattamento non discriminatorio, il divieto di imporre requisiti di prestazione e la partecipazione paritaria alla definizione delle norme.

La Cina è la principale fonte di importazioni dell’UE, e il suo secondo mercato di esportazione. Il commercio tra i due partner ammonta in media a oltre 1 miliardo di euro al giorno. L’Europa importa maggiormente dalla Cina beni industriali e di consumo, macchinari e attrezzature, calzature e abbigliamento. Viceversa, le principali esportazioni di Bruxelles verso Pechino sono macchinari e attrezzature, autoveicoli, aeromobili e prodotti chimici. 

Gli scambi di servizi tra l’UE e la Cina rappresentano oltre il 10% del commercio totale di beni, e le esportazioni di servizi europei rappresentano il 19% delle esportazioni totali di beni dell’Unione. 

In tale quadro, diversi gruppi in sostegno dei diritti umani e attivisti stanno esercitando pressione sugli Stati membri affinché questi ultimi non mettano al primo posto i propri interessi economici, ma prendano provvedimenti contro la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, approvata il 30 giugno da Pechino, che secondo la loro prospettiva mette a rischio l’autonomia della città asiatica. 

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Mariela Langone

di Redazione

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