Grecia e Cipro discutono la situazione del Mediterraneo orientale

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 19:01 in Cipro Grecia

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Il ministro degli Esteri di Cipro, Nicos Christodoulides, ha definito l’attuale situazione nel Mediterraneo orientale “inaccettabile”, e ha affermato che quest’ultima non può essere la soluzione al problema del proprio Paese.

Christodoulides si è recato ad Atene, il 3 luglio, per coordinarsi con il suo omologo greco, Nicos Dendias, in vista della discussione sulle relazioni UE-Turchia al Consiglio dei ministri degli Esteri europeo, fissato il prossimo 13 luglio.

“La Grecia e Cipro hanno a lungo messo in guardia la comunità internazionale, in occasione delle azioni illegali della Turchia nella Zona Economica Esclusiva di Cipro (ZEE), che placare la Turchia porterebbe a un’escalation senza precedenti del suo comportamento e questo è esattamente ciò che stiamo vivendo oggi a Cipro, in Grecia, in Siria, in Libia, in Iraq e altrove”, ha commentato il ministro di Nicosia. 

TuttaviaChristodoulides ha altresì aggiunto che dati gli sviluppi, questo non è il momento per le dichiarazioni pubbliche. “I momenti sono critici. Tutti abbiamo bisogno di serietà, coerenza, determinazione e continuazione delle azioni coordinate e mirate che Grecia e Cipro intraprendono a tutti i livelli”, ha specificato il ministro cipriota che, insieme a Dendias, ha analizzato le nuove dinamiche nel Mediterraneo e coordinato ulteriori azioni congiunte.

“Credo che la discussione sulla Turchia in seno al Consiglio dei ministri degli Esteri del 13 luglio non sarà la fine ma l’inizio di discussioni sostanziali a livello europeo sul futuro delle relazioni euro-turche e sul comportamento generale di Ankara nel Mediterraneo orientale”, ha riferito Christodoulides.

I due politici hanno inoltre affrontato nel dettaglio la questione cipriota. “La nostra disponibilità a riprendere colloqui sostanziali e promettenti è un dato di fatto. In nessun caso l’attuale situazione inaccettabile può essere la soluzione al problema di Cipro”, ha affermato da parte sua Nicosia.

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver danneggiato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.       

Riguardo a Cipro, invece, le relazioni con la Turchia sono caratterizzate da un clima di tensione soprattutto a causa delle rivendicazioni di Ankara, ritenute illegittime da Nicosia, in merito ai propri diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale, dove, il 3 maggio 2019, il governo turco ha avviato, illecitamente secondo la comunità internazionale, le proprie attività di trivellazione. A detta dei vertici turchi, tali azioni giungono in difesa degli interessi dei turco-ciprioti.

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le acque territoriali di un Paese si estendono per 12 miglia nautiche fino al mare, ma la propria Zona Economica Esclusiva (EEZ), dove lo Stato può rivendicare diritti di pesca, estrazione mineraria e trivellazione, si può estendere di altri 200 miglia. Quando la distanza marittima tra due Paesi è inferiore a 424 miglia, essi devono stabilire una linea di demarcazione concordata tra le rispettive Zone Economiche Esclusive. Tuttavia, la Turchia non ha firmato la Convenzione poiché, a detta di Ankara, il documento concede diritti significativi ai territori insulari, la quale invece rivendica diritti basati sulla propria piattaforma continentale, una prospettiva che limita gravemente i diritti ciprioti.

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Mariela Langone

di Redazione

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