Grande diga africana: i negoziati riprenderanno tra pochi giorni

Pubblicato il 3 luglio 2020 alle 11:48 in Egitto Etiopia Sudan

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I colloqui tripartiti tra Egitto, Sudan ed Etiopia sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), mediati dall’Unione Africana (UA), riprenderanno “nei prossimi giorni”, secondo quanto annunciato dal ministro sudanese dell’Irrigazione, Yasser Abbas, il 2 luglio.

Nello specifico, nella dichiarazione all’agenzia stampa di Khartum SUNA, Abbas ha rivelato che l’UA sta finalizzando le proprie procedure per i negoziati sulla diga africana. “L’UA sta lavorando alla preparazione di un elenco di osservatori africani (esperti) per impegnarsi nei negoziati, insieme agli altri tre osservatori che sono già in rappresentanza degli Stati Uniti, dell’UE e del Sudafrica”, ha reso noto il ministro.

Durante il precedente ciclo di negoziati tra i tre Paesi africani, tenutosi virtualmente dal 9 al 17 giugno scorso, non è stata raggiunta un’intesa a causa del rifiuto dell’Etiopia di ratificare un accordo giuridicamente vincolante. Parallelamente, Addis Abeba ha altresì annunciato di voler iniziare a riempire la diga a luglio, anche senza l’approvazione dei due Paesi a valle.

In seguito a ciò, l’attuale presidente dell’UA, Cyril Ramaphosa, nonché leader del Sudafrica, ha chiesto la ripresa dei negoziati sotto l’egida dell’organo regionale, una mossa che è stata accolta con favore dalle tre nazioni coinvolte.

Per tale motivo, lo scorso 19 giugno, i leader del Cairo, Khartum e Addis Abeba, insieme a Ramaphosa, hanno tenuto un mini-summit online, durante il quale l’Etiopia ha acconsentito di ritardare il riempimento della diga idroelettrica fino al raggiungimento di un accordo vincolante finale. Il vertice ha inoltre stabilito di istituire un comitato di esperti giuridici e tecnici per l’elaborazione di tale patto.

La GERD è il più grande progetto di sistema idroelettrico in Africa che, secondo le stime, arriverà a produrre circa 6.000 megawatt di elettricità, favorendo il potenziale elettrico di tutta la regione del Corno d’Africa. Il governo del Cairo ha sempre sollevato dubbi in merito al progetto, poiché sostiene che un riempimento eccessivamente rapido del serbatoio della diga, nei prossimi anni, potrebbe mettere in pericolo la propria quota di acque del Nilo, e danneggiare così il sistema idrico del Paese, dipendente per il 90% dal fiume.

Per più di quattro anni, i colloqui trilaterali tra Egitto, Sudan ed Etiopia sul funzionamento della diga non hanno prodotto alcun risultato. In tale scenario, gli Stati Uniti si sono proposti come mediatori per interrompere lo stallo, attraverso una lettera inviata dal segretario del Tesoro americano il 21 ottobre 2019, nella quale la Casa Bianca aveva invitato i ministri degli Esteri dei tre Paesi a discutere del progetto della diga sul suolo americano.

La posizione dell’Egitto è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, e che il collaudo finale, insieme al riempimento della diga, non avvenga senza un accordo tra le parti interessate. Il governo del Cairo ha proposto un periodo più lungo, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente, soprattutto nella fase iniziale del riempimento. Da parte sua, l’Etiopia afferma di esercitare il diritto assoluto sul Nilo Blu, poiché attraversa il proprio territorio.

Tuttavia, il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Nello specifico, la costruzione della diga coinvolge uno degli affluenti principali del fiume, il Nilo Azzurro, che ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo l’attraversamento del Sud dell’Etiopia, il fiume piega verso il Sudan, dove si unisce al Nilo Bianco, formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. Inoltre, il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

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Mariela Langone

 

di Redazione

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