Yemen: ancora tensioni tra coalizione e Houthi

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 9:46 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a fianco del governo legittimo, ha avviato, il primo luglio, un’operazione militare volta a colpire le milizie di ribelli sciiti Houthi.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, l’obiettivo è “neutralizzare” e distruggere le capacità dei gruppi ribelli e frenare la loro perdurante minaccia. L’operazione si colloca in un quadro di ulteriori interventi da parte dell’alleanza saudita-emiratina, che ha portato altresì al sequestro di armi di fabbricazione iraniana, tra cui droni e armi di medio calibro, al largo delle coste del governatorato di Mahra, prima che l’arsenale raggiungesse le postazioni Houthi in Yemen. Come evidenziato da alcuni osservatori, Teheran, in tale quadro, continua a violare il diritto internazionale contrabbandando armi per i ribelli sciiti.

Parallelamente, come riferito da al-Jazeera, la coalizione a guida saudita, tra il 30 giugno e il primo luglio, ha condotto raid aerei contro le regioni di Sana’a, al-Bayda’ e Ma’arib. In particolare, stando a quanto riportato da media filo-Houthi, tra gli obiettivi colpiti vi sono stati anche l’aeroporto della capitale, l’accampamento di al-Hafa, oltre ad altre zone nei pressi di Sa’ada. Fonti vicine al governo legittimo hanno poi affermato che i raid condotti nel corso degli ultimi 10 giorni hanno causato la morte di circa 241 combattenti ribelli presso al-Bayda’, deceduti sia a causa delle battaglie sia a seguito di bombardamenti.

Nel frattempo, a Ta’izz, nel Sud-Ovest dello Yemen, la popolazione locale è scesa in piazza, in segno di protesta contro la presenza della coalizione saudita-emiratina. A detta dei manifestanti, si tratta di un intervento militare contrario a qualsiasi tentativo di ripristinare la legittimità nel Paese e che rischia di indebolirlo ulteriormente. Pertanto, soprattutto l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), sono stati esortati a porre fine al proprio assedio nell’Ovest dello Yemen e a ritirarsi da tali aree. Non da ultimo, diversi gruppi politici e militari yemeniti hanno accusato Abu Dhabi di voler separare la zona costiera di Ta’izz dal centro del governatorato e di isolarla geograficamente, al fine di facilitare il suo controllo da parte di forze filo-emiratine.

Da parte loro, i ribelli sciiti hanno condannato quanto accade nella capitale e i ripetuti attacchi della coalizione anche nelle altre aree dello Yemen, denunciando il silenzio da parte della comunità araba e internazionale di fronte a ciò che viene definito una forma di “aggressione”. Pertanto, gli Houthi si sono detti determinati a continuare le proprie operazioni militari anche verso i territori sauditi, in un’ottica di autodifesa legittima.

I governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a sono testimoni di un’escalation che ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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