Xinjiang: 46 Paesi sostengono la Cina, gli USA bloccano le merci

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 13:00 in Cina USA e Canada

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Gli USA hanno bloccato un carico di merci provenienti dalla regione autonoma di Xinjiang, nella Cina occidentale, sospettando che la loro produzione sia avvenuta violando i diritti umani, il primo luglio. Parallelamente, l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha dichiarato che la Cina ha ricevuto l’appoggio di 46 Paesi per lo sviluppo dei diritti umani, la lotta al terrorismo e lo sradicamento dell’estremismo nello stesso Xinjiang, durante il 44esimo incontro del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che si è aperto lo scorso 30 giugno. La questione degli Uiguri in Xinjiang è uno dei molteplici temi di scontro tra Washington e Pechino, le cui relazioni bilaterali si stanno progressivamente deteriorando su più fronti.

Il primo luglio, le autorità della Customs and Border Protection (CBP) di New York hanno sequestrato un carico di 13 tonnellate di prodotti di bellezza, principalmente extensions, provenienti dalla Cina, sospettando si trattasse di capelli umani presi alle persone detenute nei campi di confino in Xinjiang. Il carico aveva un valore di circa 800.000 dollari ed era stato inviato dalla Lop County Meixin Hair Product Company. Si è trattato del secondo episodio in cui la CBP ha sequestrato extension per capelli provenienti dal Xinjiang, mossa dal sospetto che si trattasse di merci prodotte perpetrando violazioni dei diritti umani e con l’intenzione di inviare un chiaro messaggio di opposizione alle aziende ritenute responsabili. A maggio, anche i prodotti della Hetian Haolin Hair Accessories erano stati sequestrati sulle stesse basi, sebbene in quel caso si trattasse di fibre sintetiche.

Lo scorso 17 giugno, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato la legge “Uighur Human Rights Policy Act of 2020”, con la quale sono state approvate sanzioni su vari funzionari cinesi per aver violato i diritti della minoranza musulmana degli Uiguri che vive in Xinjiang.  Gli USA hanno stimato che oltre un milione di persone appartenenti a tale etnia siano state detenute forzatamente in apposite strutture, sottoposte a torture e abusi da parte del governo cinese, in un tentativo di cancellazione della loro identità. Molti media americani avrebbero più volte rivelato che le persone detenute in Xinjiang producessero beni destinati al mercato americano e per questo, nonostante sia un fatto raro, le autorità della CPB stanno procedendo a sequestri più frequenti per effettuare indagini sulle merci.

LA RPC ha sempre identificato le proprie azioni in Xinjiang come operazioni di lotta al terrorismo e di sradicamento ideologico che hanno assicurato stabilità all’area e hanno tutelato la sua popolazione, accusando gli USA di utilizzare la questione degli Uiguri come pretesto per interferire nei propri affari interni. Stando a Xinhua, a sostegno della sua tesi, si sarebbe esposta la Bielorussia parlando a nome di 46 Paesi, non specificati, invitando il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ad astenersi dal rivolgere alla Cina accuse basate su disinformazione e doppi-standard di valutazione. Inoltre, Minsk avrebbe anche espresso la propria opposizione alla politicizzazione delle questioni inerenti i diritti umani, aggiungendo che il terrorismo, il separatismo e l’estremismo in Xinjiang abbiano danneggiato per prima la popolazione locale di ogni etnia, la quale è stata invece tutelata dalle misure adottate dal governo cinese.

Gli Uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel Nord-Ovest della RPC, e in particolare nella regione autonoma di Xinjiang. La minoranza ha spesso denunciato il tentativo di Pechino di volerla integrare con la forza. Migliaia di Uiguri sono attualmente detenuti in quelli che la RPC ha definito “campi di rieducazione politica”, in Xinjiang. In molti hanno accusato la RPC di perpetrare violazioni dei diritti umani in tali strutture ma, da parte sua, il governo cinese ha negato tali accuse, dichiarando che si è trattato di formazione vocazionale e di scoraggiamento dell’estremismo, sostenendo che gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli Uiguri siano colpevoli di organizzare attacchi terroristici contro la popolazione cinese Han.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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