Vertice tripartito sulla Siria: necessaria una soluzione politica

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 10:25 in Iran Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I capi di Stato di Turchia, Iran e Russia hanno discusso, il primo luglio, della situazione in Siria, sottolineando la necessità di preservare la tregua nella zona di de-escalation nel governatorato Nord-occidentale di Idlib e di attuare tutti gli accordi stabiliti in precedenza.

L’incontro del primo luglio, svoltosi da remoto, è da collocarsi nel quadro dei cosiddetti “colloqui di Astana”, in cui Ankara, Teheran e Mosca svolgono il ruolo di garanti. L’obiettivo principale è trovare una soluzione permanente al perdurante conflitto civile in Siria, toccando altresì tematiche quali l’elaborazione di una costituzione per il “dopoguerra”, la transizione politica, la sicurezza e il ritorno dei rifugiati. Il primo incontro si è tenuto nel mese di gennaio 2017 in Turchia, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i colloqui di pace di Ginevra, promossi dalle Nazioni Unite.

Nella dichiarazione congiunta rilasciata a margine dell’incontro del primo luglio, i presidenti dei tre Stati, Recep Tayyip Erdogan per la Turchia, l’iraniano Hassan Rouhani e Vladimir Putin per Mosca, si sono detti impegnati a salvaguardare la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale della Siria, ed hanno evidenziato la necessità di continuare a contrastare la minaccia terroristica e le iniziative illegittime di autonomia, ritenute una minaccia anche per la sicurezza nazionale dei Paesi vicini. In tale quadro, hanno affermato i capi di Stato, bisogna altresì garantire un cessate il fuoco a Idlib, attraverso relativi accordi. “Non esiste una soluzione militare in Siria” hanno poi dichiarato le tre parti, aggiungendo che la crisi siriana può essere risolta solo mediante un processo politico intra-siriano.

Tra gli altri punti evidenziati, Ankara, Mosca e Teheran si sono dette concordi a favorire il ritorno sicuro e volontario dei rifugiati e degli sfollati siriani e a salvaguardare i loro diritti. Inoltre, le tre parti hanno altresì discusso di questioni economiche e delle sanzioni imposte da Washington il 17 giugno scorso contro il regime siriano ed i suoi alleati, il cosiddetto Caesar Act. A tal proposito, Rouhani ha affermato che tale legislazione viola “i diritti umani”, rappresentando una forma di “terrorismo economico” disumano. Pertanto, il presidente iraniano ha esortato gli USA ad abbandonare la Siria, e a porre fine sia alle proprie pressioni economiche, che non porteranno alla sconfitta del terrorismo, sia alle azioni “illegittime” che non ostacoleranno il legame tra il regime siriano ed i suoi alleati. L’Iran, dal canto suo, continuerà a sostenere il popolo siriano ed il suo governo legittimo.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Il 5 marzo scorso, i presidenti Erdogan e Putin hanno concordato un cessate il fuoco in tale governatorato, volto a favorire il ritorno di rifugiati e sfollati siriani, oltre all’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte. La tregua è stata pressoché rispettata nel corso degli ultimi mesi, ad eccezione di sporadiche violazioni commesse dalle forze del governo siriano.

Tuttavia, la Siria continua ad essere testimone di un perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011, che vede confrontarsi le forze del regime, affiliate al presidente siriano Assad e coadiuvate da Mosca, e i gruppi ribelli, sostenuti da Ankara. Il cessate il fuoco del 5 marzo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive. Nonostante le sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group, ma, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte precedentemente. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.