Mar Cinese Meridionale: esercitazioni di Pechino turbano Hanoi

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 14:21 in Cina Vietnam

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La portavoce del Ministero degli Esteri vietnamita, Le Thi Thu Hang, ha dichiarato che Hanoi ha indirizzato una nota diplomatica alla Repubblica Popolare Cinese (RPC) per protestare contro le esercitazioni militari eseguite dall’esercito di Pechino nel Mar Cinese Meridionale, il 2 luglio.

Le operazioni erano state annunciate lo scorso 27 giugno dall’Ufficio per la Sicurezza marittima di Hainan, provincia meridionale della RPC, e la loro durata è prevista dal primo al 5 luglio. La RPC ha fornito le coordinate entro le quali avverranno tali operazioni e ha comunicato il divieto a qualsiasi imbarcazione di accedere all’area specificata durante tutti i cinque giorni di esercitazione. La zona in questione interessa anche le acque che cingono le isole Paracelso, o Xisha, dove le rivendicazioni di sovranità cinesi si sovrappongono a quelle del Vietnam e di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC).

Il Ministero degli Esteri di Hanoi ha dichiarato dapprima le attività dell’esercito cinese dannose per le relazioni di Pechino con i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), di cui detiene la presidenza di turno, e poi  ha accusato la RPC di aver violato gravemente la sovranità territoriale vietnamita.

 Lo scorso 26 giugno si è tenuto il summit dei Paesi ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos, Cambogia, Filippine e Vietnam e, in tale occasione, le ultime due in particolare hanno dato voce alle proprie preoccupazioni per le crescenti attività della RPC nelle acque del Mar Cinese Meridionale, denunciando la mancanza di sicurezza nella zona. Il giorno successivo, i Paesi ASEAN hanno poi affermato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982 dovrebbe essere l’unica base per le rivendicazioni di sovranità nel Mar Cinese Meridionale opponendosi in blocco a Pechino. Quest’ultima ritiene invece che la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale derivi da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero.

Nel mese di aprile 2020 la RPC ha intrapreso quattro azioni che hanno messo in allerta i Paesi vicini e che si sono basate sul principio di sovranità dei 9 tratti. Innanzi tutto, il 3 aprile nei pressi delle isole Paracelso, la Guardia costiera cinese ha affondato un peschereccio vietnamita sostenendo che esso si trovasse all’interno della propria zona di competenza. In secondo luogo, il 15 aprile, la nave da ricognizione cinese Haiyang Dizhi 8 è stata avvistata dapprima nelle acque territoriali vietnamite, e poi, il 17 aprile, in quelle malesi, dove è stata scortata da 10 navi militari della Marina dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) e della Guardia costiera cinesi, mentre osservava la nave perforatrice West Capella che stava eseguendo trivellazioni nell’area per conto di un’azienda malese.

In terzo luogo, il 18 aprile, Pechino ha istituito unilateralmente due unità amministrative in due isole facenti parte, rispettivamente, degli arcipelaghi delle Paracelso e delle Spratly che ricadono sotto l’autorità della provincia di Hainan che ha annunciato le esercitazioni militari in corso. Infine, durante il mese di Aprile la Marina del EPL ha eseguito più esercitazioni nelle acque contese con la portaerei Liaoning e l’aviazione.

Di recente, il Vietnam è stato il Paese che si è maggiormente opposto a tali azioni ma le sue rimostranze sono sempre state di carattere diplomatico e non hanno ancora comportato azioni di rappresaglia di alcun genere. Tuttavia, nonostante non intrattenga  alleanze militari con alcun Paese, nel libro bianco sulla difesa nazionale pubblicato lo scorso 25 novembre, il Vietnam ha stabilito che: “In base a circostanze e condizioni specifiche, il Paese considererà lo sviluppo di necessarie e adeguate relazioni militari e di difesa con altre Nazioni” e lo scorso 23 giugno, in vista del vertice ASEAN, il vice ministro degli Esteri vietnamita, Nguyen Quoc Dung, ha ribadito il concetto.

La RPC e Taiwan rivendicano pressoché in toto l’autorità sulle acque del Mar Cinese Meridionale che sono, tuttavia, contese anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In esse transitano fiorenti rotte commerciali e sono ricche di giacimenti minerari. Gli USA sono militarmente presenti nell’area e rappresentano l’unica forza armata in grado di limitare l’egemonia cinese. In seguito ai recenti avvenimenti, gli USA hanno incolpato la RPC di aver approfittato della distrazione dovuta alla pandemia di coronavirus per procedere con la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale.

Washington ha legami con tutti i Paesi coinvolti ed è, ad esempio, il primo fornitore di armi di Taiwan, un alleato militare delle Filippine, dove è presente militarmente in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), un partner economico della Malesia, con la quale collabora anche in materia di sicurezza, e, allo stesso modo, intrattiene un rapporto di cooperazione con il Brunei. Il Vietnam ha relazioni strategiche sia con Washington sia con Pechino ma non avendo alleanze militari formali, potrebbe rappresentare l’ago della bilancia per l’equilibrio nell’area.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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