L’Iraq lancia una nuova operazione: l’obiettivo è Baghdad

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 13:16 in Iraq Medio Oriente

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L’esercito iracheno ha dato il via, all’alba di giovedì 2 luglio, ad una nuova operazione militare, volta a contrastare sia la minaccia terroristica in Iraq sia le milizie filo-iraniane responsabili di diversi attentati contro strutture e basi statunitensi.

In particolare, stando a quanto riferito da fonti militari e di sicurezza, l’obiettivo è Baghdad e, nello specifico, le aree settentrionali della capitale irachena, oltre che le zone agricole e quelle circostanti la base di al-Taji. Da un lato, l’esercito mira a dare la caccia ed eliminare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese, mentre, dall’altro lato, lo scopo è altresì limitare i movimenti e le azioni dei gruppi armati affiliati all’Iran, responsabili di attacchi contro basi e compound statunitensi. Tale operazione si inserisce in uno scenario che vede l’Iraq far fronte ad un inasprimento della minaccia terroristica, soprattutto nel cosiddetto “triangolo della morte”, rappresentato dalle aree di Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar.

Secondo una dichiarazione rilasciata dalla Media Security Cell, è stato il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ad aver diretto l’operazione lanciata il 2 luglio, la quale è stata supervisionata dal comando delle forze congiunte e vede la partecipazione di diverse squadre dell’apparato di sicurezza iracheno, provenienti altresì dalla polizia federale, dalle forze aeree e dalle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Inoltre, è stato specificato dalle autorità irachene, l’operazione si basa su una vasta gamma di informazioni raccolte grazie ai servizi di intelligence.

La nuova operazione giunge dopo le precedenti 14 condotte negli ultimi mesi, tra cui “Gli eroi dell’Iraq”, la cui terza fase è stata intrapresa il 22 giugno, e “Leoni dell’isola”, avviata il 17 maggio scorso. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 20 maggio, i servizi di intelligence iracheni hanno riferito di aver arrestato uno dei maggiori leader dello Stato Islamico, Abdulnasser al-Qirdash, candidato alla successione della precedente guida, al-Baghdadi. Successivamente, il 26 maggio, le autorità irachene hanno dichiarato l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, il cosiddetto “governatore dell’Iraq” per l’ISIS ed il terzo leader principale dell’organizzazione, a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS nella regione siriana di Deir ez-Zor.

In tale quadro, il 25 giugno, le forze irachene congiunte, provenienti sia dall’intelligence sia dalla squadra anti-terrorismo, sono state altresì impegnate in un’operazione nel Sud di Baghdad, che ha portato all’arresto di 13 membri di gruppi armati filo-iraniani, tra cui Kataib Hezbollah, ovvero le “Brigate di Hezbollah”, e i “Soldati di Soleimani”, con riferimento al generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio 2020 a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Baghdad, sebbene sembri non essere un bersaglio diretto dello Stato Islamico, ha, però, assistito a tensioni legate alla conflittualità esistente tra Washington e Teheran. A tal proposito, esperti di sicurezza iracheni hanno affermato che è necessario dispiegare soldati anche nella capitale, soprattutto nelle aree situate in prossimità delle sedi degli Stati Uniti, tra cui la cosiddetta Green Zone. Qui, è stato sottolineato, la minaccia dell’ISIS è minore, ma vi sono altre milizie attive che continuano a rappresentare un pericolo per la sicurezza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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