Libia: Guterres a sostegno del GNA, al-Sarraj aperto al dialogo

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 14:31 in Africa Libia

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Il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, nella sera del primo luglio, hanno discusso della crisi libica nel corso di una conversazione telefonica, in cui hanno nuovamente ribadito la necessità di una risoluzione politica al conflitto. Il Segretario generale ha poi parlato anche con il generale a capo dell’Esercito Nazionale libico (LNA), Khalifa Haftar.

Secondo quanto riferito dal portavoce di Guterres, Stéphane Dujarric, il Segretario generale dell’Onu, nel corso della prima conversazione telefonica, ha ribadito il proprio sostegno al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e si è detto sconvolto per la scoperta di fosse comuni a Tarhuna e di circa 208 corpi in 23 giorni, sottolineando la necessità di condurre indagini chiare e trasparenti, così come stabilito dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu il 22 giugno. Parallelamente, Guterres ha evidenziato il desiderio di nominare quanto prima un nuovo inviato speciale in Libia e di riprendere il processo politico. A tal proposito, rivolgendosi, nel corso di una seconda conversazione, all’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, Guterres ha affermato che il conflitto libico non può essere risolto militarmente e che l’unica soluzione perseguibile è una soluzione politica intra-libica, guidata dal popolo stesso.

Dal canto suo, il primo ministro, nonché capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, al-Sarraj, ha evidenziato che le proprie forze continuano e continueranno ad adempiere ai propri doveri e a difendere la sovranità della Libia. A tal proposito, il premier ha mostrato la propria disponibilità a sedersi al tavolo dei negoziati nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, istituito con la Conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso, e si è detto altresì a favore di una soluzione politica, basata su elezioni generali ed una costituzione permanente, volte a non “ripetere gli errori commessi in passato”.

In entrambe le conversazioni, Guterres ha altresì introdotto il tema “petrolio”, relativamente alla chiusura dei giacimenti petroliferi, che risale al 18 gennaio scorso, quando gruppi armati fedeli al generale Haftar hanno bloccato la produzione e le esportazioni dei giacimenti di al-Sharara e al-Feel. A tal proposito, il Segretario generale ha mostrato la propria disponibilità ad impegnarsi per far sì che anche tale situazione possa essere risolta e le esportazioni sbloccate. A detta della National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale libica, al momento sono in corso negoziazioni che vedono impegnati il GNA, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti ed altri attori regionali. Da parte sua, al-Sarraj ha affermato che il suo governo non consentirà a gruppi terroristici di assumere il controllo delle risorse petrolifere, fonte del benessere della popolazione libica, e che la ripresa delle esportazioni è un obiettivo “indiscutibile”.

Il blocco petrolifero ha messo a dura prova le capacità della Libia, già scossa da una situazione di perdurante instabilità sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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