La Francia sospende la partecipazione a una missione NATO

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 18:17 in Francia NATO

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La Francia ha dichiarato alla NATO che sospenderà la sua partecipazione nell’operazione navale Sea Guardian, dopo le recenti tensioni con la Turchia nel Mediterraneo orientale. Il rappresentante permanente di Parigi, Muriel Domenach, ha inviato una lettera al segretario generale dellAlleanza, Jens Stoltenberg, mercoledì primo luglio, annunciando la decisione.

I rapporti tra Francia e Turchia si sono inaspriti nelle ultime settimane su vari dossier, tra cui Libia, Siria settentrionale e trivellazioni nel Mediterraneo orientale. Lepisodio che ha acceso la miccia, tuttavia, si è verificato il 10 giugno, quando i francesi, a bordo della loro nave da guerra Courbet, stavano tentando di ispezionare una nave cargo turca sospettata di trasportare armamenti in Libia, in violazione dellembargo imposto dalle Nazioni Unite. La Courbet stava operando nell’ambito delloperazione della NATO Sea Guardian. Allavvicinamento francese, secondo quanto rivelato dal Ministero di Parigi, le fregate turche che scortavano la nave di Ankara hanno risposto con tre segnali luminosi, unindicazione che fa presagire un imminente attacco missilistico. Pertanto, le autorità di Parigi hanno definito estremamente aggressivol’atteggiamento della Turchia e hanno specificato che un simile gesto contro una nave della NATO non può essere accettato da nessuno degli Alleati.

LAlleanza atlantica ha aperto un’inchiesta dopo le denunce francesi. In più, mercoledì primo luglio, Parigi ha inviato la suddetta lettera a Stoltenberg, precisando che sospenderà il suo ruolo nella missione fino a quando non sarà chiarito il contenzioso con la Turchia. Il Ministero delle forze armate francese, il Ministero degli Esteri e il Comando marittimo alleato, che presiede l’operazione Sea Guardian, non hanno ancora commentato la decisione. Ankara, dal canto suo, respinge tutte le dichiarazioni francesi e le definisce “infondate”.

“Non ci sembra salutare impiegare le nostre risorse in un’operazione che, tra i suoi vari compiti, ha quello di controllare un embargo a fianco di alleati che presumibilmente non lo rispettano”, ha riferito ai giornalisti un funzionario della difesa francese, che ha chiesto di rimanere anonimo. Parigi chiede, in particolare, “che gli alleati riaffermino solennemente il loro attaccamento e il loro impegno verso il rispetto dell’embargo sulle armi in Libia, ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian,ha dichiarato che i ministri degli Esteri dell’Unione europea si incontreranno il 13 luglio per parlare della Turchia e, in tale occasione, ha sottolineato, potrebbero essere prese in considerazione nuove sanzioni contro Ankara. “Su nostra richiesta ci sarà una riunione dei ministri degli esteri dell’UE il 13 luglio esclusivamente sulla questione turca”, ha affermato Le Drian durante un’audizione parlamentare, mercoledì primo luglio. “L’UE ha già adottato sanzioni contro la Turchia per le trivellazioni nella zona economica di Cipro. Altre sanzioni potrebbero essere previste”, ha aggiunto.

Dopo l’incidente nel Mediterraneo, il 14 giugno Parigi aveva dichiarato di ritenere inaccettabile l’intervento della Turchia in Libia, accusando il rappresentante turco presso la NATO di aver violato l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. La Francia aveva rivelato di essere a conoscenza del fatto che la Turchia avesse inviato sette navi da guerra a largo delle coste libiche e violato l’embargo sulle armi. In aggiunta, l’alto funzionario di Parigi, che aveva rilasciato tali dichiarazioni in condizioni di anonimato, aveva sottolineato di ritenere che la Turchia si stesse comportando in modo inaccettabile e che Ankara stesse sfruttando la propria posizione nella NATO. Il 22 giugno, Macron aveva discusso del conflitto in Libia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e aveva confermato che Parigi non avrebbe tollerato ulteriormente l’intervento militare della Turchia nel Paese nordafricano, accusando Ankara di giocare ad “un gioco pericoloso”. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito ad effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.          

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Chiara Gentili

di Redazione

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