Johnson offre la cittadinanza britannica a circa 3 milioni di residenti di Hong Kong

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 9:34 in Hong Kong UK

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La Gran Bretagna ha dichiarato di voler modificare la propria legislazione in materia di immigrazione al fine di estendere la cittadinanza inglese ai residenti di Hong Kong, in risposta alla nuova legge sulla sicurezza nazionale approvata dalla Cina il 30 giugno. L’annuncio del primo ministro britannico, Boris Johnson, rappresenta la risposta internazionale più diretta alla normativa di Pechino, fortemente criticata dagli alleati occidentali.

“Sosteniamo le regole e gli obblighi”, ha affermato Johnson al Parlamento inglese, il primo luglio, poche ore dopo che la Cina ha effettuato il primo arresto a Hong Kong secondo la nuova legge. “Pensiamo che questa sia la base scientifica per le nostre relazioni internazionali e l’emanazione e la deposizione di questa legge sulla sicurezza nazionale costituisce una chiara e grave violazione della Dichiarazione Congiunta sino-britannica”, ha aggiunto il primo ministro di Londra.

Sono circa 350.000 i cittadini di Hong Kong in possesso di un passaporto British National Overseas (BNO), e altri 2,6 milioni sono ammissibili per farne richiesta. Inoltre, il ministro degli Esteri inglese, Dominic Raab, ha reso noto che l’offerta della Gran Bretagna è estesa anche ai residenti dipendenti da coloro con lo status di BNO, ma ha rifiutato di precisare a quante persone può essere applicata la misura. “La legislazione viola l’alto grado di autonomia dei poteri esecutivi e legislativi, oltre all’autorità giudiziaria indipendente. Queste misure rappresentano un flagrante attacco alla libertà di parola e alla libertà di protesta pacifica per il popolo di Hong Kong”, ha rivelato Raab.

A tal proposito, un sondaggio del gruppo di ricerca sulla Cina di alcuni parlamentari conservatori, ripreso da Business Insider, ha indicato che l’opinione pubblica britannica è ampiamente favorevole all’accoglienza dei cittadini di Hong Kong. Nel sondaggio, il 61% degli intervistati ha affermato di sostenere la mossa di Johnson, mentre l’11% ha dichiarato di essere contrario. 

Fino a questo momento, i cittadini di Hong Kong potevano recarsi nel Regno Unito fino a sei mesi senza bisogno del visto. Diversamente, secondo la nuova norma, questi ultimi avranno il diritto di vivere e lavorare nel Paese europeo per cinque anni. Al termine di tale periodo, i richiedenti asilo saranno autorizzati a fare domanda per lo status stabilizzato e, dopo un altro anno, per la cittadinanza.

Tuttavia, gli Hong Kongers nati dopo la fine del governatorato britannico nel 1997 non sono ammissibili, il che taglia fuori molti dei giovani attivisti studenteschi della città asiatica, i quali sono altresì maggiormente a rischio di arresto secondo i parametri della nuova legge. Soltanto il primo giorno dopo l’entrata in vigore della legge, sono state circa 200 le persone arrestate dalle autorità locali durante le proteste.

Parallelamente, sempre il primo luglio, la Gran Bretagna ha convocato l’ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming, per esprimere la propria preoccupazione in merito a tale vicenda, secondo quanto rivelato da un reporter di Sky News. Si tratta della seconda volta dal 1984 in cui l’ambasciatore di Pechino viene convocato dal Ministero degli Esteri sul tema della città asiatica. 

Hong Kong è stata restituita alla Cina il primo luglio 1997, dopo più di 150 anni di dominio britannico, imposto in seguito alla sconfitta di Pechino nella Prima guerra dell’oppio. Al termine di quest’ultima, Cina e Regno Unito hanno firmato una Dichiarazione congiunta sino-britannica, il 19 dicembre 1984, in cui è stata garantita l’autonomia della città asiatica secondo il modello di “un Paese, due sistemi”, volto a garantire diritti umani, lo Stato di diritto e il progresso verso la democrazia a Hong Kong. Tuttavia, la nuova legge rafforza il controllo di Pechino sull’ex-colonia britannica, vietando attività di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere che mettano in pericolo la sicurezza nazionale. 

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Mariela Langone

di Redazione

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