Etiopia: almeno 80 persone uccise nelle proteste, schierato l’esercito

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 14:33 in Africa Etiopia

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Nuovi scontri sono esplosi in Etiopia, giovedì 2 luglio, tra le forze di sicurezza e i partecipanti al funerale del cantante Hacalu Hundessa, ucciso nella sua auto da una raffica di spari, la notte di lunedì 29 giugno. Ad oggi, sono circa 80 le persone rimaste uccise nelle proteste, esplose da giorni nella regione di Oromia, per vendicare la morte del giovane. Mercoledì primo luglio, il governo ha deciso di schierare l’esercito per sedare le rivolte. I residenti hanno riferito che i soldati, la polizia federale e quella regionale hanno bloccato le strade e sparato proiettili in aria per disperdere la folla. Secondo le testimonianze, almeno 6 persone sarebbero rimaste ferite nei disordini scoppiati durante la cerimonia.

Hundessa, 34 anni, è stato ucciso da ignoti in quello che la polizia ha definito un omicidio mirato. Le sue canzoni hanno fatto da colonna sonora a una generazione di manifestanti delletnia Oromo, le cui proteste antigovernative, durate almeno 3 anni, hanno infine costretto alle dimissioni, nellaprile 2018, lex primo ministro, Haile Mariam Desalegn, aprendo la strada a una transizione democratica. Gli Oromo si lamentano da tempo della lunga esclusione dal potere politico. Negli ultimi mesi, alcuni attivisti che avevano inizialmente sostenuto il cambio di governo e linsediamento del nuovo premier, Abiy Ahmed, sono diventati più critici, accusandolo di non proteggere gli interessi delletnia Oromo.

L’uccisione del cantante ha riacceso le proteste nella regione e nella capitale, Addis Abeba, dove oltre 80 persone sono state finora uccise. Ad oggi, circa 81 sono le vittime, inclusi 3 membri delle forze di polizia speciale della regione Oromia, ha dichiarato Bedassa Merdasa, capo della polizia di Oromia. Mercoledì primo luglio, anche lo zio di Hundessa è stato ucciso durante uno scontro tra le forze di sicurezza e una folla di manifestanti radunati davanti alla casa del cantante, secondo quanto riferito dal commissario della polizia regionale ai media statali.

Le manifestazioni in Oromia, così come nella capitale, sono solo l’ultimo frammento di una lunga serie di rimostranze etniche che hanno ripetutamente minacciato di far deragliare la transizione etiope verso la democrazia. Il nuovo premier Abiy, anche lui appartenente al gruppo etnico degli Oromo, ha promosso, fin dal suo insediamento, la scarcerazione di diversi prigionieri politici, permettendo una maggiore libertà di parola, e ha revocato il blocco su diversi gruppi di opposizione. Ciononostante, molti cittadini Oromo dichiarano di sentirsi ancora fortemente emarginati dal nuovo processo di costruzione politica della nazione.  

Abiy ha vinto il premio Nobel per la pace del 2019 grazie ai suoi sforzi per cercare di porre fine a una lunga disputa di confine con il suo vicino settentrionale, l’Eritrea. I conflitti interni, tuttavia, si stanno dimostrando più difficili da risolvere e milioni di etiopi rimangono sfollati. Gli analisti avevano avvertito che l’annullamento, a causa del coronavirus, delle elezioni parlamentari programmate per agosto e il malcontento, sempre diffuso nella regione di Oromia, avrebbero portato a nuovi spargimenti di sangue su larga scala. “L’assassinio di un importante musicista Oromo, le successive proteste che hanno coinvolto in alcuni luoghi la distruzione della proprietà e le forze di sicurezza che hanno utilizzato la forza letale e l’arresto nei confronti di diversi attivisti politici hanno creato una situazione pericolosa e rappresentano un altro duro colpo per la difficile transizione dell’Etiopia”, ha affermato William Davison, analista del centro di ricerca International Crisis Group.

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Chiara Gentili

di Redazione

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