Australia e USA dalla parte di Hong Kong contro la Cina

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 13:14 in Australia Hong Kong

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Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha affermato che il suo governo sta prendendo in considerazione misure di sostegno per i residenti di Hong Kong, a seguito delle ingerenze cinesi. Gli USA, intanto, concordano l’imposizione di nuove sanzioni. 

L’annuncio di Morrison è arrivato il 2 luglio, lo stesso giorno in cui i rappresentanti degli Stati Uniti hanno concordato di imporre nuove sanzioni ai danni dei funzionari che minano la vasta autonomia e le libertà di Hong Kong. In tale contesto, il premier australiano ha affermato che la situazione nell’ex colonia britannica è “molto preoccupante” e il suo governo sta prendendo in considerazione “molto attivamente” l’attuazione di misure per accogliere gli abitanti della città nel proprio Paese. 

Morrison ha dichiarato che l’Australia vuole essere un “rifugio sicuro”, tramite l’attuazione di misure simili a quelle della Gran Bretagna per i cittadini di Hong Kong. “Quando avremo preso una decisione definitiva su tali accordi, allora farò i dovuti annunci”, ha affermato. “Ma se mi state chiedendo: siamo pronti a intensificare e fornire supporto? La risposta è sì”, ha aggiunto. L’Australia potrebbe offrire ai residenti di Hong Kong visti di protezione temporanea che consentono ai rifugiati di vivere nel Paese per un massimo di 3 anni. 

Già il 7 giugno, il premier inglese Boris Johnson ha scritto un editoriale pubblicato sul Times e su South China Morning Post suggerendo la possibilità che i cittadini di Hong Kong, titolari di passaporti British National Overseas (BNO), si trasferiscano nel Regno Unito, se la Cina dovesse proseguire con l’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale. Questa è stata approvata definitivamente il 30 giugno, causando numerose manifestazioni e 200 arresti in un solo giorno, nell’ex colonia britannica. Londra ha quindi offerto rifugio agli Hong Kongers con un annuncio del premier Johnson, il primo luglio. Sono circa 350.000 i cittadini di Hong Kong in possesso di un passaporto British National Overseas (BNO), e altri 2,6 milioni sono ammissibili per farne richiesta.

Inoltre, il ministro degli Esteri inglese, Dominic Raab, ha reso noto che l’offerta della Gran Bretagna è estesa anche ai residenti dipendenti da coloro con lo status di BNO, ma ha rifiutato di precisare a quante persone può essere applicata la misura. “La legislazione viola l’alto grado di autonomia dei poteri esecutivi e legislativi, oltre all’autorità giudiziaria indipendente. Queste misure rappresentano un flagrante attacco alla libertà di parola e alla libertà di protesta pacifica per il popolo di Hong Kong”, ha rivelato Raab. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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