Algeria: concessa la grazia a membri del movimento Hirak

Pubblicato il 2 luglio 2020 alle 16:45 in Africa Algeria

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Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha concesso per la prima volta la grazia ad alcuni membri del movimento di protesta Hirak dopo che, negli ultimi mesi, sono aumentate le critiche verso gli atteggiamenti repressivi delle autorità. Eletto nel dicembre 2019, Tebboune ha più volte sollecitato i manifestanti ad optare per il dialogo e ha promesso misure di pacificazione per garantire la stabilità del Paese.

Tuttavia, il 22 aprile, in piena pandemia, il Parlamento algerino ha approvato una legge che punisce la trasmissione di “notizie false”, considerata dannosa per “l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato”. La disposizione, osteggiata da diversi manifestanti e attivisti per i diritti umani, fa parte delle riforme del codice penale ed è stata approvata insieme a un secondo disegno di legge che penalizza la discriminazione e i discorsi d’odio. Inserendosi nel contesto di una crescente repressione dell’opposizione e dei media, la legge, insieme a vari arresti e repressioni delle forze dell’ordine, ha rischiato di accentuare le tensioni tra dissidenti ed élite al potere.

La grazia concessa dal presidente Tebboune, mercoledì primo luglio, in occasione del 58 ° anniversario dell’indipendenza algerina, ha riguardato 6 attivisti che scontavano condanne per varie accuse, tra cui quella di aver minato l’unità nazionale. Diversi altri membri del movimento di protesta rimangono in detenzione.

In Algeria, il movimento pro-democrazia “Hirak”, che è riuscito ad abbattere il regime dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, è iniziato il 22 febbraio 2019, chiedendo, con mezzi pacifici, l’avvio di riforme politiche strutturali. La situazione è diventata più agitata dopo che Bouteflika ha annunciato che avrebbe cercato di concorrere per un quinto mandato presidenziale consecutivo. A quel punto, le forze di sicurezza hanno cominciato a utilizzare la forza per disperdere i manifestanti, arrestando i leader e gli organizzatori delle proteste. Con il nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune, invece, i toni sembravano essere più pacati e la strategia del governo sembrava più tollerante verso i manifestanti. Con lo scoppio dell’epidemia di coronavirus, tuttavia, il movimento è stato costretto a sospendere le sue proteste da metà marzo e il giro di vite contro gli oppositori del regime e contro alcuni media indipendenti sembra essere ripreso.

Sebbene l’elezione di Tebboune abbia messo fine a un vacuum istituzionale, sono ancora numerose le sfide in ambito politico ed economico che il presidente deve ancora affrontare. La prima riguarda la diminuzione delle riserve estere del Paese, scese a 35 miliardi di dollari in seguito al crollo dei prezzi del petrolio nel mercato globale. In tal senso, le riforme da implementare dovranno porre fine alla dipendenza dell’economia algerina dal petrolio, attraverso un nuovo paradigma di crescita che dia più potere al settore privato e rimodelli il contratto sociale. La seconda, fortemente auspicata dal movimento Hirak, riguarda riforme politiche strutturali, tenendo conto di autentici principi democratici, quali elezioni libere ed eque, partiti politici realmente indipendenti e libertà di espressione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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