Turchia: naufragio nel lago Van, affonda barcone con 60 migranti

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 18:03 in Immigrazione Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro turco degli Interni, Suleyman Soylu, ha affermato che un barcone, con a bordo circa 60 migranti, è affondato nelle acque del lago Van, nella Turchia orientale. Parlando ai giornalisti in conferenza stampa, mercoledì primo luglio, Soylu ha rivelato che le autorità hanno arrestato 11 persone in relazione all’incidente. Inoltre, ha specificato il ministro, le operazioni di ricerca e salvataggio hanno finora portato al ritrovamento di 6 corpi.

Secondo fonti locali, la barca, che poteva contenere fino a un massimo di 20 persone, sarebbe affondata, dopo aver percorso quasi 8 km, a causa del sovraccarico numerico e di una forte tempesta. Il canale televisivo Haberturk ha affermato, con tutta probabilità, che i migranti a bordo del barcone provenivano principalmente da Pakistan, Afghanistan e Iran.

Il lago Van si trova vicino al confine con l’Iran ed è regolarmente attraversato da migranti e richiedenti asilo che cercando di raggiungere la Turchia per poi dirigersi a Ovest, verso l’Europa.

Il 26 dicembre, almeno 7 persone erano morte e altre 64 erano state tratte in salvo quando un barcone, che trasportava migranti e rifugiati da Pakistan, Bangladesh e Afghanistan è affondato nel lago Van.

La Turchia è un importante punto di passaggio e di approdo per i migranti provenienti dai Paesi vicini del Medio Oriente o da quelli più lontani dell’Asia. Secondo il rapporto “Fatal Journeys 4” del Global Migration Data Analysis Centre dell’IOM, pubblicato nei primi mesi del 2019, dal 2014, 288 Afghani sarebbero morti nella rotta dell’Asia Meridionale. In tutto il Medio Oriente, invece, tra il 2014 e il 2018 sarebbero morti circa 421 migranti.

Per quanto riguarda il passaggio di migranti dalla Turchia all’Europa, uno dei maggiori Paesi coinvolti è la Grecia. Migranti e richiedenti asilo continuano ad approdare sulle coste delle isole greche e la crisi sembra solo peggiorare.Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco, tuttavia, lamentava di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso. Di conseguenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ordinato di aprire le frontiere e di non bloccare più i migranti, soprattutto siriani. L’annuncio è giunto il 29 febbraio, in seguito all’uccisione, nella provincia siriana di Idlib, di 34 soldati turchi, vittime di un attacco aereo condotto dalle forze governative del regime di Bashar al-Assad. L’Europa ha condannato la decisione di Erdogan, a causa delle tremende conseguenze umanitarie che ne sarebbero derivate. Dall’inizio di marzo, circa 3.000 richiedenti asilo sono arrivati in Grecia via terra e via mare.

Il 27 maggio, la Grecia ha deciso di rafforzare le sue pattuglie al confine con la Turchia per evitare nuove ondate migratorie. Altre 400 unità della polizia sono state inviate nella regione Nord-orientale del fiume Evros “come misura precauzionale”. La zona di confine è stata teatro di scontri soprattutto nel marzo 2020, dopo che la Turchia aveva dichiarato che non avrebbe più impedito ai richiedenti asilo di raggiungere l’Unione Europea.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.