Siria: promessi 7.7 miliardi in cambio di una soluzione politica

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 12:20 in Medio Oriente Siria

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Donatori internazionali si sono impegnati a stanziare 7.7 miliardi di dollari a favore della Siria, Paese colpito da un perdurante conflitto.

Tale promessa è giunta nel corso di un incontro tenutosi, da remoto, il 30 giugno, su invito delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, intitolato “Conferenza sul sostegno per il futuro della Siria e della regione”, a cui hanno partecipato i rappresentanti di circa 60 governi e agenzie non governative. Il meeting giunge a seguito di più di nove anni di conflitto, che ha portato la popolazione siriana a raggiungere livelli senza precedenti di povertà. La situazione è stata ulteriormente aggravata dall’entrata in vigore del cosiddetto Caesar Act, il 17 giugno scorso. Si tratta di una legislazione statunitense che prevede sanzioni per il presidente siriano, Bashar al-Assad, e i Paesi e le entità che gli forniscono assistenza. Tali misure, secondo alcuni, mirano a spingere Assad e gli attori coinvolti nel panorama siriano a giungere ad una soluzione politica.

Sebbene si tratti di una cifra inferiore rispetto ai 10 miliardi di dollari richiesti dalle agenzie delle Nazioni Unite, la somma promessa nel corso dell’incontro del 30 giugno risulta essere più elevata del previsto, visti i danni economici subiti da diversi Paesi a livello internazionale a causa della pandemia di coronavirus. A tal proposito, il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, Mark Lowcock, si è detto consapevole delle difficoltà vissute da ciascun Paese e dalle circostanze poco propizie per trovare le risorse necessarie a sostenere il popolo siriano. Nonostante ciò, sono diverse le parti impegnatesi a stanziare fondi. Tra queste, la Germania, che ha offerto circa 1,58 miliardi di euro, e il Qatar, che ha promesso 100 milioni di dollari. Il denaro promesso verrà impiegato per procurare cibo, assistenza medica e istruzione per i milioni di siriani sfollati o costretti all’esilio, molti dei quali colpiti da insicurezza alimentare.

Non da ultimo, l’Unione europea si è impegnata a fornire 2,3 miliardi di euro di aiuti umanitari nel periodo 2020-2021, come specificato dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Tuttavia, proprio quest’ultimo ha evidenziato che la situazione in Siria è tuttora grave, e, pertanto, le parti impegnate nel conflitto sono state esortate a rispettare la tregua raggiunta il 5 marzo scorso da Russia e Turchia. Borrell ha poi sottolineato che bisognerebbe cogliere l’opportunità per giungere a una soluzione politica e tutte le parti coinvolte dovrebbero costringere il regime siriano a impegnarsi in negoziati e a porre fine alla “repressione politica”. A detta dell’Alto rappresentante, inoltre, la stabilità della Siria è rilevante per l’Europa, e, pertanto, questa si impegnerà a sostenere la popolazione siriana e i Paesi vicini che ospitano rifugiati e richiedenti asilo.

Come messo in luce anche dalle Nazioni Unite, in Siria sono quasi 11 milioni le persone che richiedono assistenza e protezione, mentre più di 9.3 milioni non dispongono di quantità di cibo sufficienti a soddisfare il proprio fabbisogno. Inoltre, sarebbero altresì necessari 6,04 miliardi di dollari per sostenere i circa 6.6 milioni di siriani fuggiti dal Paese, nel quadro di quella che è stata definita una delle peggiori crisi di rifugiati a livello internazionale.

Il perdurante conflitto in Siria è scoppiato il 15 marzo 2011 e vede, da un lato, l’esercito del regime siriano coadiuvato da Mosca, mentre, sul fronte opposto, vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Il cessate il fuoco del 5 marzo è stato accolto con scetticismo dai residenti del Nord-Ovest della Siria, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni, e temono che presto assisteranno a nuove offensive. Tuttavia, nonostante le sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group, ma, stando alle informazioni fornite dalla medesima organizzazione, sono 1.041.233 i cittadini costretti a sfollare da tali aree a seguito delle continue offensive ed operazioni militari condotte precedentemente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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