Riforma della Costituzione: Russia al voto

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 9:02 in Russia

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Questo mercoledì, 1 luglio, termina la votazione sugli oltre 200 emendamenti votati dalla Duma e dal Consiglio della Federazione per aggiornare la Costituzione russa in vigore dal 1993.

L’attuale legge suprema della Federazione russa è stata approvata il 12 dicembre 1993 in un referendum in cui ottenne il 58,4% di voti a favore.

Il 20 maggio 1993, l’allora presidente della Russia, Borís Eltsin, istituì con un decreto il Consiglio costituzionale, un organo consultivo non permanente dedicato alla preparazione di un testo unico basato su due progetti: uno preparato da una commissione parlamentare e uno dall’amministrazione presidenziale. Questi due testi differivano per quanto riguarda le questioni relative alle funzioni degli enti pubblici superiori.

Una volta redatto il cosiddetto “progetto di concordia”, basato sulla proposta del presidente, il testo è stato perfezionato dai rappresentanti delle regioni, dei legislatori e dei diversi gruppi di lavoro prima di essere votato.

La legge fondamentale della Federazione russa consta di un preambolo che determina i valori e gli obiettivi del popolo russo e di due sezioni.

Il primo è costituito da nove titoli di cui i primi due stabiliscono che la Russia è uno stato sovrano, democratico, sociale e federativo e descrivono i diritti e le libertà dei cittadini, mentre il resto è dedicato all’organizzazione del Paese e alle funzioni di i tre poteri fondamentali dello Stato. L’ultimo è dedicato alle possibilità di modificare la Costituzione.

A sua volta, la seconda sezione è composta da nove titoli che specificano le misure necessarie per conformarsi alla Costituzione e proclamare la superiorità della Magna Carta rispetto ad altri atti normativi della Russia.

La procedura per modificare i primi otto titoli della prima sezione è descritta nel nono che conclude la prima sezione. Stabilisce che per modificare i titoli uno e due è necessario creare un’Assemblea costituente che deve sostenere il nuovo progetto con due terzi dei voti o viene chiamato un referendum. In caso si optasse per il plebiscito, deve avere la partecipazione di oltre il 50% degli elettori, di cui oltre la metà deve esprimersi a favore dei cambiamenti.

Gli emendamenti agli altri titoli sono approvati dal Parlamento.

La rigorosa procedura di modifica della Costituzione è stata pensata al termine dell’epoca sovietica per garantire la durabilità della norma base della Federazione, tuttavia, dal 1993, nel testo della Costituzione russa, sono state introdotte diverse modifiche minori, quasi tutte riguardanti il cambio ufficiale di nome di alcune regioni o dei loro confini.

I principali emendamenti approvati alla fine del 2008 hanno modificato il mandato del Presidente e dei legislatori nella camera bassa del parlamento, aumentandoli rispettivamente da quattro a sei e a cinque anni e costringendo i ministri a rispondere ai deputati e non solo al Presidente com’era fino ad allora.

Nel 2014 la Costituzione è stata cambiata tre volte per riflettere l’unione tra la Corte suprema di arbitrato e la Corte suprema, per ratificare l’adesione della Crimea alla Russia e per apportare una riforma del Consiglio della Federazione.

Nel gennaio 2020, in un messaggio all’Assemblea federale, il presidente russo Vladimir Putin ha proposto una serie di emendamenti alla Costituzione per renderla più “adeguata alle sfide della Russia di oggi”. In totale, sono stati redatti 206 emendamenti alla Costituzione che la Duma di Stato e il Consiglio della Federazione hanno approvato lo stesso giorno, l’11 marzo.

Nei giorni seguenti, il documento è stato approvato dalle assemblee legislative delle 85 entità federali che compongono al Russia. Il 14 marzo, il presidente Putin ha promulgato la legge sugli emendamenti e l’ha trasmessa alla Corte costituzionale.

Il governo ha poi convocato un referendum per la ratifica della riforma, la più importante dallo scioglimento dell’URSS.

Gli emendamenti prevedono l’accrescimento dei poteri del parlamento, in particolare per quanto riguarda il controllo sul governo e sul Primo ministro, che sarà eletto dalla Duma e non scelto dal Presidente.

Putin, che, in base alle norme in vigore ora, chiude nel 2024 il suo ultimo mandato potrebbe ricandidarsi e governare la Russia fino al 2036. Infatti gli emendamenti azzerano il cronometro dei mandati presidenziali.

Il Presidente avrà maggiori poteri in ambito giudiziario.

Sono previste inoltre numerose riforme in senso tradizionalista. Si esplicita che il matrimonio è solo tra uomo e donna, si fa riferimento diretto alla “fede in Dio” dei russi.

Importante è il blocco sociale degli emendamenti. Se prima il salario minimo e l’assistenza medica gratuita erano fissati solo a livello legislativo, ora saranno garantiti a livello costituzionale. Previste anche modifiche alla gestione pubblica della risorse naturali di cui il paese è ricchissimo, per evitarne l’accumulazione in mano di pochi oligarchi.

Inizialmente, il referendum era fissato per il 22 aprile, ma la pandemia di coronavirus ha costretto a rimandarlo al 1° luglio. Per ridurre al minimo i contatti e garantire il distanziamento sociale nei seggi elettorali, è stato deciso che il voto durerà sette giorni, dal 25 giugno al 1 luglio. Inoltre, gli abitanti di due regioni – la città di Mosca e la regione di Nizhni Novgorod – possono votare a distanza.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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