Piano di annessione israeliano: in attesa di un pieno consenso

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 10:24 in Israele Palestina

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Secondo quanto stabilito dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, da oggi, primo luglio, dovrebbero essere attuate le prime operazioni del piano di annessione di alcuni territori palestinesi. Tuttavia, il tutto potrebbe essere rinviato a causa del mancato consenso interno e con gli USA.

Il progetto di Netanyahu prevede l’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano ed il Mar Morto settentrionale, pari a circa il 30% della regione. Secondo quanto affermato nel corso degli ultimi mesi, le prime mosse a riguardo sarebbero dovute partire il primo luglio. Tuttavia, sono numerose le voci di dissenso a livello internazionale che si sono opposte al progetto di Netanyahu, provenienti altresì dalla Lega Araba, mentre gli Stati Uniti, sostenitori di Israele, non hanno tuttora ufficializzato un via libera.

A tal proposito, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nel pomeriggio del 30 giugno, il premier Netanyahu ha riferito che il proprio governo continuerà a discutere e lavorare sul piano di annessione nei prossimi giorni. La dichiarazione è giunta a seguito di un incontro con l’ambasciatore USA, David Friedman, e l’inviato di Washington per le negoziazioni internazionali, Avi Berkowitz, durante il quale non si è riusciti a trovare un accordo circa la cosiddetta “imposizione della sovranità”, espressione che fa riferimento all’annessione stessa. Tuttavia, membri della squadra del premier hanno riferito che i contatti con Washington sono “eccellenti”.

Il piano di Netanyahu è stato appoggiato dal suo ex-rivale Benny Gantz, entrambi a capo di un governo di unità nazionale dal 17 maggio, che prevede l’alternanza alla guida dell’esecutivo ogni 18 mesi. Tuttavia, Gantz, leader del partito Blue and White, avrebbe espresso riserve. In particolare, Blue and White non concorda su alcune modalità di attuazione e sulla mancanza di un dialogo con la parte palestinese, timoroso che un tale approccio possa danneggiare gli interessi stessi di Israele. Inoltre, Gantz preferirebbe avere un esplicito via libera anche da parte di Washington. A detta del vice-premier, inoltre, sarebbe necessario attendere per portare avanti il piano di annessione, fino a quando Israele non riuscirà a riprendersi completamente dai danni subiti a causa della pandemia di coronavirus e ad assicurare una vita dignitosa al popolo israeliano.

Di fronte a tale scenario, è probabile, quindi, che le prime operazioni del progetto israeliano vengano rinviate oltre il primo luglio, considerando altresì che non è stato programmato alcun incontro governativo per tale giorno e lo stesso Netanyahu non ha rivelato con precisione alcuna azione. Un’altra ipotesi, secondo alcuni esperti, sarebbe una mossa puramente simbolica, come l’annessione di un insediamento alla periferia di Gerusalemme. Tuttavia, non rivelando la sua tabella di marcia, sottolineano gli esperti, Netanyahu starebbe altresì cercando di guadagnare tempo, con il fine di valutare lo scenario diplomatico dei prossimi mesi.

A tal proposito, il premier israeliano potrebbe essere in attesa delle prossime elezioni presidenziali statunitensi, le quali potrebbero causare l’uscita di scena dell’attuale presidente, Donald Trump, difensore della visione israeliana e promotore del cosiddetto “accordo del secolo” o “piano di pace” in Medio Oriente, presentato dal capo della Casa Bianca il 28 gennaio 2020. Tale progetto, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

In tale quadro, non sono mancati i segnali di dissenso a livello europeo ed internazionale. Anche secondo l’Onu, il piano proposto da Netanyahu rappresenta una violazione del Diritto internazionale e mina “il sogno di pace” e di una risoluzione per il perdurante conflitto israelo-palestinese. In particolare, la prevista annessione israeliana, da un lato, priverebbe i palestinesi delle principali risorse agricole, specialmente nella regione della Valle del Giordano, mentre, dall’altro lato, eliminerebbe del tutto l’idea di una soluzione a due Stati, auspicata nel 1993 con gli Accordi di Oslo, con cui si ritiene possibile la creazione di due Paesi in grado di coesistere l’uno accanto all’altro, ovvero Israele e Palestina, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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