Mali: missione ONU prorogata fino a marzo 2021

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 20:35 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità per prorogare di 12 mesi, senza alcun taglio del personale, il mandato della sua forza di peacekeeping in Mali (MINUSMA). La missione, che è attiva nel Paese da circa 7 anni, continuerà a lavorare con un contingente di 13.289 soldati e 1.920 agenti di polizia. La mossa prevista indica una tregua temporanea tra gli Stati Uniti e la Francia, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e detentori del potere di veto.

Per più di un anno, gli Stati Uniti, che sono il maggior finanziatore delle Nazioni Uniti, hanno messo in discussione la missione, dal costo di circa 1,2 miliardi di dollari l’anno, ritenendola inadatta a sedare le continue violenze nella nazione dell’Africa occidentale. Nel frattempo, la Francia, che ha assunto il ruolo militare più attivo nella sua ex colonia, vede la MINUSMA come una componente essenziale di una coalizione di forze più ampia che sta attualmente tentando di sradicare i gruppi armati.

A inizio giugno, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che la missione in Mali “rimane cruciale”. Il rinnovo, tuttavia, impegna le parti a presentare una “possibile strategia di uscita” entro marzo 2021.

Gli analisti affermano che la MINUSMA, spesso soprannominata la “missione più pericolosa” delle Nazioni Unite, deve affrontare una miriade di sfide: un ambiente instabile che si rivela spesso mortale per le forze delle Nazioni Unite, che limita le iniziative di costruzione della pace e mantiene la missione su un piano difensivo; un governo maliano debole e spesso preda degli attacchi dei terroristi; una crisi mutevole e complicata che è esplosa nel centro del Paese e che manca di un quadro adeguato per la sua risoluzione.

Nonostante gli ostacoli, i membri del Consiglio di sicurezza non sono ancora stati in grado di negare che la missione sia una necessità, secondo quanto dichiarato da Paul Melly, consulente del Programma Africa di Chatham House. “Per quanto difficile sia il track record, per quanto preoccupante sia la situazione, per quanto rallenti il ritmo dei progressi (laddove esiste), quando il Consiglio di sicurezza si confronta con la realtà della situazione arriva alla conclusione che non c’è alternativa”, ha detto Melly ad Al Jazeera.

Lanciata nel 2013, la strategia di MINUSMA si è inizialmente focalizzata sul Nord del Mali, un’area desertica vasta e spietata. Il suo mandato includeva la protezione dei civili, il sostegno all’attuazione dellaccordo di pace del 2015 tra il governo e alcuni gruppi separatisti del Nord, lassistenza alle autorità statali per la ricostruzione del settore della sicurezza, che era e continua ad essere ampiamente assente in alcune regioni. La missione ha poi assunto il compito di monitorare le violazioni dei diritti umani da parte dei gruppi armati e delle forze di sicurezza che operano nel Paese, un ruolo a volte complesso, dal momento che la MINUSMA lavora in collaborazione con molte di queste forze.

Nel 2018, la missione ha iniziato a spostare l’attenzione sul centro caldo e semi-arido del Mali, che iniziava a deteriorarsi drasticamente. Un anno dopo, MINUSMA ha aggiunto una seconda priorità strategica al suo programma, ovvero aiutare il governo maliano a ripristinare la stabilità nel Mali centrale, proteggendo i civili, contribuendo a ristabilire la presenza dello Stato e promuovendo iniziative di pace politica.

La missione è diventata un “supporto vitale” per uno Stato in bilico e ha messo a disposizione diverse infrastrutture, come quelle per il trasporto aereo, che il governo, essendosi ritirato da vaste aree del Paese, non aveva mai fornito. “Penso che senza MINUSMA, per quanto terribile e disperata sia la situazione, il Mali scivolerebbe ulteriormente verso il basso dal punto di vista dellinstabilità, dei disordini e della non governabilità”, ha dichiarato Judd Devermont, direttore del Programma Africa per il Centro degli studi strategici e internazionali. “La cosa più generosa che possiamo dire sulla MINUSMA è che rallenta lo scivolamento del Mali. Nonostante la sua presenza, il Paese continua purtroppo a entrare in crisi e peggiorare”, ha aggiunto.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso il Burkina Faso e il Niger e, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 4.000 persone sono morte nel corso dell’anno passato nei tre Paesi dell’Africa occidentale. Gli sfollati, invece, sono tuttora centinaia di migliaia.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.