Libia: il perdurante sostegno di Ankara

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 9:02 in Libia Turchia

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La Turchia continua a sostenere il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), inviando droni “kamikaze”, in cambio di denaro stanziato attraverso i fondi della Banca centrale.

A riferirlo, il quotidiano al-Arabiya, basandosi altresì su un rapporto del quotidiano online al-Sa’at 24. In particolare, secondo quanto riportato da fonti locali, il sostegno di Ankara alle fazioni e ai gruppi armati impegnati nel conflitto libico si è intensificato negli ultimi giorni attraverso l’invio di ulteriori armi e velivoli, in particolare droni, definiti “kamikaze”. Parallelamente, una fonte della sicurezza, in condizioni di anonimato, ha rivelato che il premier del GNA, Fayez al-Sarraj, ha autorizzato il governatore della Banca centrale, Al-Siddiq Al-Kabeer, a saldare i debiti accumulati verso la Turchia dopo aver incontrato il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, nella giornata del 29 giugno.

In particolare, si tratterebbe di circa 8 miliardi di dollari trasferiti alle autorità di Ankara, relativi perlopiù all’invio di droni “di diverso tipo”, mentre altri 3 miliardi dovranno essere elargiti ad alcune società turche, sulla base di accordi e contratti precedenti al 17 febbraio 2011, per progetti delineati prima dello scoppio del conflitto e che non sono stati ancora attuati. Secondo la Banca centrale di Bengasi, tali scambi dimostrano una chiara ingerenza della Turchia negli affari di Tripoli e il tentativo di Ankara di impadronirsi di fondi libici.

In tale quadro, secondo quanto riportato dai due quotidiani, Ankara ha altresì in progetto di sostenere il “pericoloso terrorista”, Khaled al-Sharif, ed i propri combattenti, tutti affiliati ad al-Qaeda ed attivi nelle città occidentali libiche, fornendo loro droni, i quali giungerebbero in Libia attraverso aeroporti di piccoli dimensioni, il cui controllo passerebbe proprio ad al-Sharif e al suo gruppo. Non da ultimo, anche elementi “estremisti” a Tripoli, guidati dal mufti Sadiq al-Gharyani, starebbero cercando di ottenere armi dalla Turchia, sulla base di accordi mediati dal GNA. Ciò, a detta di al-Arabiya, potrebbe costituire una minaccia per il Paese e l’intera regione.

Secondo alcuni analisti, tra le armi richieste vi sono i droni di tipo “Alpagu”, un tipo di drone autonomo-kamikaze, considerato tra le innovazioni più rilevanti per la Turchia degli ultimi anni. Questo è fabbricato dalla STM, società turca operante nel settore dell’ingegneria e della difesa, e si prevede che entro la fine del 2020 saranno anche le forze turche stesse ad esserne dotate.

La Turchia è considerata tra i principali responsabili del cambiamento degli equilibri di potere delle ultime settimane, e, nello specifico, la maggiore sostenitrice delle forze del GNA, anche a livello militare. Tale supporto è stato definito fondamentale per giungere a risultati rilevanti, a danno dell’Esercito Nazionale Libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, tra cui la conquista della base occidentale di al-Watiya e della regione di Tripoli. Al momento, le forze di Tripoli stanno combattendo per conquistare la città costiera di Sirte, dalla quale sperano poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk.

Tuttavia, è in tale scenario che Ankara potrebbe sfruttare la propria alleanza con Tripoli per stabilire altresì due basi permanenti proprio presso al-Watiya, a circa 27 km dal confine con la Tunisia, e presso Misurata, un hub strategico ed essenziale in un quadro di eventuali tensioni con la Grecia. Secondo esperti ed analisti, una presenza aerea e navale in Libia rafforzerebbe la crescente influenza turca nella regione e consoliderebbe le sue pretese di risorse offshore di gas e petrolio. 

Mentre l’asse Ankara-Tripoli sembra rafforzarsi, dall’altro lato, l’LNA ed il generale Haftar continuano a ricevere il supporto di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia e Francia, schieratisi a fianco del governo di Tobruk nel quadro del conflitto civile. Tuttavia, è il GNA, guidato dal premier Fayez al-Sarraj, ad essere considerato l’unico esecutivo legittimo riconosciuto a livello internazionale, sin dalla sua istituzione, avvenuta con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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