Libia: gli ultimi aggiornamenti sul campo e sul tema “petrolio”

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 17:53 in Italia Libia

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Alcune postazioni delle forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), sono state colpite da droni dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Nel frattempo, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si è recato in Francia per discutere con il suo omologo, Jean-Yves Le Drian, di petrolio libico.

In particolare, secondo quanto riferito dal sito South Front, mercoledì primo luglio, droni dell’LNA, le cui forze sono guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno colpito le postazioni del GNA sia nei pressi di al-Sadadah e al-Washka, nella regione del Fezzan, sia nelle vicinanze di Shuwairif, a circa 400 km a Sud di Tripoli.

Nella medesima giornata, la National Oil Corporation (NOC), la compagnia petrolifera statale libica, ha riferito che, a causa della chiusura dei giacimenti di petrolio da parte di forze affiliate all’LNA, sono state registrate perdite pari a 6.277 miliardi di dollari. La chiusura risale al 18 gennaio scorso, quando gruppi armati fedeli al generale di Tobruk, Haftar, hanno bloccato la produzione e le esportazioni dei giacimenti di al-Sharara e al-Feel, situati nei pressi della città costiera di Zawiya, dove, secondo i dati della NOC, prima della chiusura del 18 gennaio, la produzione petrolifera media era di 1.22 milioni di barili al giorno. 

L’assalto ha preceduto un incontro internazionale in cui si è discusso proprio della situazione in Libia, la cosiddetta conferenza di Berlino, del 19 gennaio, in cui diversi rappresentanti a livello internazionale hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat il 29 giugno, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha riferito che il comando generale dell’LNA sta valutando le prossime mosse da attuare relative al controllo dei giacimenti petroliferi. Tuttavia, a detta del portavoce, le forze di Haftar continuano ad impegnarsi per salvaguardare la sicurezza dei giacimenti e dei porti, per far sì che il petrolio non sia una fonte di finanziamento per i gruppi terroristici.

Le dichiarazioni di al-Mismari sono giunte dopo che i capi delle tribù locali responsabili del blocco delle esportazioni, il 29 giugno, si sono detti disposti a riaprire i giacimenti petroliferi e a sbloccare le esportazioni, affidando la loro gestione all’LNA, in collaborazione con le Nazioni Unite e la comunità internazionale. Affinchè ciò avvenga, queste ultime sono state esortate ad impegnarsi affinché le entrate petrolifere non finiscano nelle mani di terroristi, attraverso la creazione di un meccanismo apposito che garantisca che il petrolio non sia uno strumento di “intimidazione” contro le tribù locali e non venga controllato da milizie. Si tratta di una condizione necessaria ad uno sblocco a lungo termine. Tuttavia, al momento, si è ancora in una fase di negoziazioni.

In tale quadro, il tema petrolio è altresì al centro dell’incontro bilaterale dei ministri degli Esteri italiano e francese del primo luglio, volto a discutere della ripresa delle attività di produzione ed export delle risorse petrolifere libiche. L’incontro, secondo quanto specificato da al-Wasat, è da inserirsi nel quadro di un coordinamento di sforzi congiunti tra Italia e Francia per quanto riguarda la crisi libica, ed è stato basato sull’idea, espressa dal ministro Di Maio, che riaprire i giacimenti libici sia una priorità.

Il blocco petrolifero ha messo a dura prova le capacità della Libia, già scossa da una situazione di perdurante instabilità sin dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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