Le priorità dell’Italia in politica internazionale

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 13:18 in Il commento Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le questioni più importanti della politica estera italiana sono quattro: Libia, Libano, Iran e Russia. Ciò che accade nei primi due Paesi ha ricadute dirette sugli interessi dell’Italia. Se gli eventi prendono una piega sbagliata in Libia o in Libano, l’Italia riceve un danno diretto e immediato. In Libia, il governo Conte deve proteggere un’ambasciata, le strutture di Eni e i confini da cui partono i trafficanti di esseri umani. La guerra in Libia ha danneggiato l’Italia in modo grave e uno scontro tra l’Egitto e la Turchia a Sirte causerebbe un danno ancor maggiore. In Libano, l’Italia ha il suo contingente estero più numeroso, con il compito di monitorare la cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah. Una guerra aperta tra queste due entità, come quella del luglio 2006, porrebbe i soldati italiani in pericolo. Libia e Libano sono le “questioni dirette” della politica estera italiana. Veniamo adesso alle “questioni indirette”, che sono Iran e Russia. L’Italia è il principale partner commerciale dell’Iran nell’Unione Europea ed è anche il miglior alleato della Russia in quel consesso. Le tensioni con questi due Paesi sono sempre una cattiva notizia. La domanda che dobbiamo porci è: la presidenza di Trump è convenuta all’Italia? Procediamo con ordine. Con riferimento alla Libia, non è convenuta. Trump ha appoggiato la marcia di Haftar contro Tripoli, dove si trova un governo sostenuto dall’Italia e, in teoria, anche dall’Onu. Sordo alle preghiere di Conte, Trump ha ritirato il personale americano a Tripoli per lasciare campo libero all’attacco di Haftar, che adesso arretra. Se la Libia si trova in questa guerra è soprattutto per le scelte di Trump, il quale pare poco propizio anche in Libano. Per motivi di sintesi, non possiamo ricostruire la complessità di ciò che accade in Libano, Siria e Palestina: tre fronti interconnessi. Ci limitiamo a dire che, nei rapporti tra Israele e Hezbollah, Trump promuove la guerra e non la pace che serve all’Italia. Oltre ad applaudire Netanyahu per qualunque missile spari, ha riconosciuto l’annessione delle alture siriane del Golan da parte di Israele; ha trasferito l’ambasciata americana a Gerusalemme; ha rilasciato un piano di pace radicalmente anti-palestinese e sostiene nuove annessioni israeliane in Cisgiordania. In poche parole, ha dilapidato tutte le risorse per esercitare pressioni su Netanyahu in favore della pace. Il che non è un bene nemmeno per Israele, visto che Hezbollah possiede circa 100,000 missili in grado di colpire qualunque angolo di quel minuscolo Paese. Quanto allo scontro con l’Iran, che Trump ha imposto unilateralmente alla comunità internazionale, danneggia l’economia italiana. In merito alla Russia, una crescita delle tensioni in Ucraina dell’Est danneggerebbe ulteriormente gli interessi dell’Italia. Per fortuna, Trump ha sempre teso la mano a Putin. Siccome vuole concentrare gli attacchi contro la Cina, non intende aprire un fronte con la Russia. In sintesi, Trump ha danneggiato gli interessi nazionali dell’Italia tre volte su quattro. Il problema è che l’uomo comune fa difficoltà a comprendere che la politica internazionale funziona in modo diverso rispetto alla politica interna. Sul piano interno, lo schema è semplice: la destra cura gli interessi della destra e la sinistra quelli della sinistra. Entrambe le parti, salvo casi eccezionali, favoriscono gli alleati e danneggiano gli avversari. In politica internazionale, invece, può capitare che un presidente repubblicano danneggi gli interessi di un Paese guidato dalla destra. Può capitare, per esempio, che l’Italia sia governata dalla Lega e che Trump promuova una guerra in Libia. Ne consegue che i partiti devono avere un’idea molto chiara degli interessi nazionali, altrimenti rischiano di applaudire un capo di Stato straniero da cui sono danneggiati. Ricorrendo al politicamente scorretto, Trump ha avuto il merito di ricordare al mondo intero il principio che guida la politica internazionale e cioè che il bene coincide con l’utile: “È bene che i nemici non abbiano la bomba atomica, però è utile che ce l’abbiano gli amici”. Incredibile a dirsi, il lascito maggiore di Trump è filosofico. Chiunque abbracci il trumpismo, deve porsi la domanda: Trump è utile all’Italia?

Leggi Sicurezza Internazionale, l’unico quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.