Le conseguenze della pandemia in Arabia Saudita: l’IVA aumenta del 15%

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 13:58 in Arabia Saudita Medio Oriente

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A seguito delle conseguenze economiche provocate dalla pandemia di coronavirus, le autorità saudite hanno deciso di innalzare l’imposta sul valore aggiunto (IVA) del 15% per i prodotti importati nel Regno, a partire da mercoledì primo luglio.

Si tratta di un aumento di circa il triplo rispetto al valore iniziale, pari al 5%, e che riguarda beni e servizi importati e che circolano nei mercati sauditi. La decisione, stabilita con un’ordinanza datata 11 maggio, mira ad incrementare i profitti del Regno, a seguito del declino causato dalla pandemia. In particolare, il 24 giugno, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto una diminuzione del PIL del Paese per il 2020 del 6,8%, a causa del crollo dei prezzi del petrolio e della diminuzione della domanda di risorse petrolifere. Tale cifra rappresenta uno dei peggiori risultati raggiunti dalla crisi petrolifera degli anni Ottanta.

Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore della disposizione, la popolazione saudita, negli ultimi giorni, si è precipitata ad acquistare beni, dai succhi di frutta importati alle automobili, mentre i commercianti si sono ritrovati a rifornirsi di merce non deperibile. Dal canto loro, i negozi di elettrodomestici e i mobilifici hanno effettuato sconti per attirare maggiore clientela. Tuttavia, l’aumento dell’IVA si inserisce in un quadro economico caratterizzato altresì da un leggero aumento della domanda e da un’attenuazione dell’inflazione dell’1%, a seguito della revoca delle misure di lockdown volte a far fronte alla pandemia, il 21 giugno. I prezzi del carburante sono in discesa, ma alcuni analisti prevedono che aumenteranno fino al 6% su base annua a luglio, a causa dell’aumento dell’IVA. Non da ultimo, anche i salari sono diminuiti del 20% in media.

Si prevede, poi, che l’economia saudita subirà danni anche per le limitazioni al cosiddetto Hajj, ovvero il pellegrinaggio tradizionale verso la città santa di La Mecca, previsto, almeno una volta nella vita, dall’Islam. L’Hajj ogni anno attira quasi 2 milioni di pellegrini e, per il 2020, erano previsti incassi pari a circa 12 miliardi di euro. Pertanto, il timore è che le limitazioni previste vadano a causare ulteriori perdite per le casse saudite.

Al primo luglio, i contagi da Covid-19 nel Regno saudita, secondo i dati di Johns Hopkins University, sono pari a 190.823, mentre i decessi ammontano a 1.649. The Institute of International Finance prevede che in Arabia Saudita il tasso di crescita economica potrebbe raggiungere lo 0,7%, in calo rispetto alle precedenti aspettative pari al 2%. Il 29 aprile scorso, il Ministero delle Finanze saudita aveva riferito che nel Paese è stato riportato un deficit di bilancio nel primo trimestre pari a 9.09 miliardi di dollari, a causa del crollo delle entrate petrolifere, dovuto dalla combinazione di calo della domanda e diminuzione dei prezzi del petrolio. Il deficit stimato per il 2020 ammonta a 187 miliardi di riyal, ovvero 49,75 miliardi di dollari, pari al 6,4% del prodotto interno lordo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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