La Francia discute della strategia anti-terrorismo nel Sahel

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 12:49 in Francia Mauritania

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I leader africani dei cinque principali Paesi del Sahel e il presidente francese Emmanuel Macron si sono incontrati, martedì 30 giugno, nella capitale della Mauritania, Nouakchott, per discutere delle strategie volte a ridurre le violenze dei gruppi armati in una regione afflitta da crescenti attacchi e dal peggioramento della situazione umanitaria. Macron ha sottolineato, durante il vertice, che le truppe del suo Paese e quelle del blocco del G5 Sahel, di cui fanno parte Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, hanno ottenuto diversi successi militari contro i gruppi jihadisti della regione, situata a Sud del deserto del Sahara, tra l’Africa nord-occidentale e l’Africa centrale. “Siamo convinti che la vittoria sia possibile nel Sahel e che sia decisiva per la stabilità dell’Africa e dell’Europa”, ha dichiarato Macron, che il 13 gennaio aveva ospitato le controparti africane nella città francese di Pau. In tale occasione, i Paesi avevano concordato di unire le loro forze sotto un’unica struttura di comando e, secondo Macron, questo cambiamento di tattica, è riuscito a produrre “risultati spettacolari”, spostando la dinamica del conflitto.

“Siamo in procinto di trovare la strada giusta grazie agli sforzi che sono stati fatti negli ultimi sei mesi”, ha dichiarato il presidente francese durante una conferenza stampa a margine della riunione. “Diverse aree sono state confiscate ai gruppi terroristici e gli eserciti sono stati redistribuiti”, ha aggiunto, precisando che il prossimo obiettivo sarà quello di consolidare questa dinamica e rafforzarla.

Secondo fonti di Parigi, l’esercito francese sta cercando di assicurarsi l’impegno delle forze statunitensi, nella lotta contro i gruppi estremisti del Sahara e del Sahel, dopo che il Pentagono ha più volte annunciato di essere intenzionato a ridurre l’impronta militare americana sul continente africano. I francesi, inoltre, vorrebbero anche un contributo più attivo da parte dell’esercito e dell’intelligence algerina. Ad Algeri è attualmente in discussione un emendamento costituzionale che consentirebbe al Paese di schierare il suo esercito all’estero, un evidente cambio di rotta rispetto alla tradizionale dottrina che predica il divieto di interventi fuori dai confini nazionali.

Meno ottimistica rispetto alla Francia è la posizione delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie, che hanno tracciato un quadro oscuro della situazione sul campo. “La sicurezza nei Paesi del Sahel è notevolmente peggiorata negli ultimi mesi. I conflitti prevalenti nella regione stanno avendo conseguenze umanitarie senza precedenti”, ha affermato l’ONU. Insieme ai rappresentati delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e dell’UE, hanno partecipato al vertice, in via virtuale, anche diversi Paesi europei, come Germania, Italia e Spagna. Parigi ha chiesto ai suoi alleati un impegno maggiore per garantire la stabilità del Sahel, che considera essenziale per proteggere la sicurezza del fianco meridionale dell’Europa.

Le forze congiunte, guidate da 5.100 soldati francesi, hanno preso di mira l’affiliata regionale dell’ISIS, concentrando gli sforzi militari nella regione di Liptako-Gourma. Il 3 giugno, l’esercito di Parigi ha eliminato Abdelmalek Droukdel, leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), ricercato da almeno 7 anni. L’operazione si è svolta nella zona settentrionale del Mali con la collaborazione dei partner presenti nell’area e, oltre a quella di Droukdal, ha portato alla morte di molti dei suoi più stretti collaboratori.  Il leader di AQIM era uno dei militanti di maggior esperienza nell’area, dove aveva guidato il gruppo dal 2004. Droukdal aveva partecipato alla presa del Mali settentrionale da parte di Al-Qaeda nel 2013 e si pensava si stesse rifugiando nelle montagne a Nord dell’Algeria, Paese in cui era nato. L’uomo si occupava di vari aspetti all’interno dell’organizzazione terroristica, inclusi il suo finanziamento, la sua gestione e la pianificazione e l’esecuzione di attentati. 

Attualmente, le forze che operano nel Sahel sono racchiuse nei seguenti contingenti: la missione di peacekeeping dell’ONU, nota con il nome di MINUSMA, che comprende circa 15.000 membri del personale delle Nazioni Unite; l’operazione francese Barkhane, le cui circa 5.000 truppe sono in gran parte basate nel Nord e nell’Est del Paese; la Forza congiunta del G5 Sahel, sostenuta a livello internazionale e attiva nelle regioni del Sud, del centro e dell’Est del Mali; una missione di addestramento dell’Unione europea a sostegno delle forze di sicurezza maliane; e, infine, la task force Takuba, recentemente approvata, che entrerà in funzione nella regione trilaterale di frontiera tra Burkina Faso, Mali e Niger entro il 2021. Si tratta di un’iniziativa delle forze speciali dell’UE che, collaborando con gli alleati dell’Africa occidentale, avrà l’obiettivo di creare una maggiore cooperazione politica e difensiva, nella speranza di riuscire a potenziare le capacità delle forze speciali sul territorio. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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