La Borsa egiziana guadagna 3,4 miliardi di dollari in tre mesi

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 15:04 in Africa Egitto

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La Borsa egiziana (EGX) ha registrato guadagni del valore di 55,6 miliardi di sterline locali, corrispondenti a 3,4 miliardi di dollari, durante il secondo trimestre del 2020, in cui anche il capitale di mercato ha registrato un aumento di 590 miliardi di sterline egiziane da 534,4 miliardi nel 2019, segnando una crescita del 10,4%.

Secondo il rapporto mensile della EGX, ripreso dal quotidiano online Amwal Al Ghad, tutti gli indici sul mercato hanno raggiunto guadagni collettivi, compreso l’indice di riferimento EGX 30, che è incrementato del 12,2%, registrando 10.764,59 punti. Riguardo all’indice EGX 70 EWI delle principali piccole e medie imprese, quest’ultimo è aumentato del 45,86%, attestandosi a 1.451,26 punti. Infine, l’indice EGX 100 è cresciuto di circa il 37,5% raggiungendo i 2.245,56 punti.

Sempre durante il secondo trimestre del 2020, il trading sul mercato è diminuito fino a 170,2 miliardi di sterline, secondo quanto emerso dalla relazione. In tale periodo di riferimento, le azioni hanno rappresentato il 37,38% del totale degli scambi sulla borsa, mentre le obbligazioni hanno caratterizzato il 62,62% del totale degli scambi sul mercato.

Infine, le vendite nette da parte di investitori stranieri sulla borsa hanno registrato i 6.461 miliardi di sterline, mentre quelle da parte di finanziatori arabi hanno raggiunto i 438,3 milioni di sterline, ha concluso il rapporto.

L’Egitto ha raggiunto uno dei tassi di crescita economica più alti tra i Paesi emergenti durante l’anno 2018, pari al 5,6%, un progresso importante rispetto al precedente 2,3% registrato tra il 2011 e il 2014, mantenuto anche durante il primo trimestre del 2019. La crescita è stata trainata da un programma di stabilizzazione macroeconomica che ha generato un solido avanzo di bilancio primario, riducendo il rapporto debito-PIL e ricostituendo le riserve. In tal senso, il governo del Cairo si è impegnato ad attuare riforme che hanno generato efficaci miglioramenti soprattutto nel settore manifatturiero e turistico. Nello specifico, le attività estrattive di gas, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il settore immobiliare e l’edilizia sono stati i principali motori della crescita prima della crisi legata al coronavirus. Ciò ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione al 7,5% nel quarto trimestre del 2019, dal 9,9% del 2018.

Nonostante la previsione di una graduale ripresa di consumi privati e investimenti, la pandemia dovrebbe ostacolare la crescita attraverso i propri effetti sulla produzione e sulle esportazioni. I settori chiave, come il turismo e il gas naturale, dovrebbero registrare un rallentamento a causa dei viaggi internazionali limitati e del crollo dei prezzi del petrolio. A tal proposito, le risposte politiche messe in atto prevedono il taglio del tasso di politica monetaria di 300 punti base, misure di tolleranza sul credito e segnali di stimolo fiscale nel bilancio dell’anno fiscale 2020-21. In caso di interruzioni prolungate, l’impatto dovrebbe incidere sulla disponibilità dei prodotti finali e portare a una nuova ondata di inflazione, sfidando così la ripresa del potere d’acquisto delle famiglie. Il tasso di povertà, che dovrebbe rimanere elevato al 27%, in riferimento alla linea di povertà internazionale di 3,20 dollari, potrebbe inoltre aumentare ulteriormente.

Nel tentativo di rilanciare l’economia, vacillante dal 2011, l’Egitto ha ottenuto un prestito dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2016. In cambio, il Paese avrebbe dovuto impegnarsi ad attuare un rigoroso programma di riforme, a partire dalla fluttuazione della sterlina egiziana, che ha fatto perdere alla moneta circa metà del suo valore. In aggiunta, il piano di riforme comprendeva misure per allentare i controlli sui capitali, porre fine alle sovvenzioni energetiche, e riformare le imprese pubbliche. Inizialmente, tali misure hanno causato un picco di inflazione al 33%. Tuttavia, nel novembre 2019, l’inflazione ha raggiunto il suo livello più basso negli anni, riducendosi al 2,7%. Ciò nonostante, mentre il contesto macroeconomico è migliorato, le condizioni sociali in Egitto restano difficili. Tra il 2016 e il 2018, la crescita dei salari nominali è scesa al di sotto dell’inflazione. Secondo le stime di Banca Mondiale, la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale nel 2018 è salita al 32,5%, dal 27,8% nel 2015, con i tassi di povertà più alti registrati ancora nell’Alto Egitto rurale.

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Mariela Langone

di Redazione

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